Mick Jagger non chiude affatto la porta all’intelligenza artificiale nella musica, anzi. La leggenda dei Rolling Stones ha detto la sua sull’uso dell’IA nella musica, mettendo però un paletto ben preciso: va bene, purché ci sia originalità e non ci si limiti a copiare o imitare quello che è già stato fatto da altri. Un messaggio che arriva da uno dei personaggi più iconici della storia del rock e che, proprio per questo, vale la pena ascoltare con attenzione.
Quando parla uno come Mick Jagger, insomma, tanto vale prendersi qualche minuto e stare a sentire cosa ha da dire. Non capita tutti i giorni di avere davanti una delle figure più influenti che la musica moderna abbia mai prodotto. E il fatto che i Rolling Stones siano tornati in studio, con un album fresco di stampa e pure ben riuscito, rende il tutto ancora più interessante.
La posizione di Jagger sull’intelligenza artificiale
Il punto centrale del suo ragionamento sta tutto lì, nella parola originalità. Jagger non demonizza la tecnologia e non la mette all’indice come fanno in molti dentro l’industria musicale. Il problema, per lui, non è lo strumento in sé ma l’uso che se ne fa. Se l’intelligenza artificiale serve a creare qualcosa di nuovo, a spingere la creatività verso territori inesplorati, allora ben venga. Se invece diventa una scorciatoia per replicare stili altrui, allora il discorso cambia parecchio.
È una distinzione che pesa, soprattutto in un momento in cui il dibattito sull’IA applicata all’arte è più acceso che mai. Da una parte ci sono artisti che vedono in questi strumenti una minaccia diretta al proprio lavoro, dall’altra chi invece prova a cavalcarli senza farsi troppi problemi. La posizione di Mick Jagger si colloca a metà, con quella lucidità che ci si aspetta da chi il mestiere lo conosce da oltre mezzo secolo.
Gli Stones l’hanno già usata
E qui arriva la parte più concreta della faccenda. Perché i Rolling Stones non si sono limitati a parlarne, l’intelligenza artificiale l’hanno già portata dentro il loro lavoro. Nell’ultimo videoclip della band, infatti, questa tecnologia è stata utilizzata proprio nel modo che Jagger auspica: come mezzo per costruire qualcosa di originale, non come fotocopiatrice di idee già viste.
Un esempio pratico che dà peso alle sue parole. Facile predicare bene quando poi non si mette in pratica nulla, ma in questo caso il gruppo ha scelto di sperimentare sul serio, mostrando che l’IA nella musica può convivere con l’inventiva umana senza per forza soffocarla. Il segreto, a quanto pare, sta tutto nel come e nel perché la si utilizza.
Non è un caso che una band con questa storia alle spalle scelga di affrontare il tema senza paraocchi. Gli Stones hanno attraversato decenni di cambiamenti, dalle rivoluzioni del suono alle trasformazioni del mercato discografico, e hanno sempre trovato il modo di restare rilevanti. Guardare all’innovazione con curiosità, invece che con timore, sembra far parte del loro DNA da sempre.