Netflix ha scatenato la rabbia dei fan di Michael Jackson con un nuovo documentario che sta dominando la piattaforma in tutto il mondo. Il motivo? Mentre al cinema il biopic dedicato al Re del Pop continua a macinare incassi da record, sulla piattaforma di streaming è arrivata una serie che riapre uno dei capitoli più scomodi della sua vita. E il pubblico più affezionato all’artista non l’ha presa affatto bene, anzi: tra le recensioni online si leggono frasi durissime, come “dovrebbero vergognarsi”.
Per capire la portata della polemica bisogna partire dai numeri. Il film biografico intitolato semplicemente Michael ha quasi raggiunto i 900 milioni di dollari di incasso globale, circa 830 milioni di euro, diventando la seconda pellicola più redditizia del 2026 fino a questo momento, dietro soltanto a Super Mario Galaxy. A interpretare la star è Jaafar Jackson, nipote reale del cantante, e la storia si concentra solo sui primi vent’anni di carriera dell’artista.
Il film che esalta, la serie che divide
Quel racconto cinematografico ha conquistato i fan proprio perché si ferma prima del periodo più buio. Esplora l’infanzia difficile da bambino prodigio e la scalata verso il successo, ma evita accuratamente il momento più controverso, quello dei primi anni Novanta, quando arrivarono le accuse di abusi sessuali su minori. Una scelta che ha fatto felici i milioni di sostenitori dell’artista.
Il problema è che proprio quella parte oscura della sua vita finisce sotto i riflettori in Michael Jackson: il verdetto, la serie che la piattaforma ha appena pubblicato e che sta scalando le classifiche a velocità impressionante. Il lavoro si concentra sul mediatico processo del 2005, durato quattro mesi, al termine del quale il cantante fu assolto da tutti e 10 i capi d’accusa per i presunti abusi nei confronti di Gavin Arvizo, allora tredicenne, nel Ranch di Neverland.
Tre episodi, un’assoluzione e una pioggia di critiche
La struttura del documentario è chiara: tre episodi che analizzano il processo dal punto di vista di chi era presente in aula. Avvocati, osservatori e altri protagonisti raccontano le loro impressioni e ricostruiscono le battaglie legali che hanno circondato il cantante. Un successo immediato, visto che la serie è arrivata al primo posto in 84 paesi.
Eppure proprio questo trionfo si è trasformato in un boomerang sul fronte delle valutazioni. I fan hanno espresso tutto il loro disappunto con un voto durissimo: appena il 7% di giudizi positivi. Centinaia di commenti vanno tutti nella stessa direzione, accusando la piattaforma di aver voluto cavalcare il successo del biopic per riscrivere la narrazione di quel processo che si era concluso con un’assoluzione.
“Questo è completamente inutile ed è stato fatto solo per distogliere l’attenzione dal successo del film su Michael”, scrive un utente. E ancora: “Hanno tagliato le interviste di proposito e montato il materiale per far sembrare tutto peggiore di quanto fosse. Consiglio a tutti di cancellare subito l’abbonamento a Netflix”. C’è chi parla apertamente di “attacco diffamatorio con le stesse accuse smentite in tribunale”, e chi rincara: “Netflix dovrebbe vergognarsi”. Tra i messaggi spunta anche quello di chi sottolinea il dettaglio più amaro: “Sanno che un morto non può difendersi”.
Nel frattempo, mentre le polemiche infuriano, Michael Jackson: il verdetto resta saldamente tra i contenuti più visti, attualmente la seconda scelta più popolare a livello globale sulla piattaforma.