Meta ha deciso di dare una seconda vita alle vecchie memorie con Vistara, un chip proprietario che recupera i moduli DDR4 dei server ormai in pensione e li collega alle piattaforme più moderne, quelle progettate solo per DDR5, sfruttando lo standard CXL. Dietro questa mossa c’è un problema concreto che pesa sui bilanci: nei data center AI il costo della memoria è schizzato in alto, e spesso il vero freno non è la potenza di calcolo ma proprio la RAM disponibile.
Il ragionamento parte da un dato che Meta stessa ha reso pubblico. Una fetta importante dei suoi server general purpose lavora sotto la soglia ideale non perché manchi la CPU, ma perché manca memoria. E intanto montagne di moduli DDR4 restano perfettamente funzionanti anche dopo che le macchine su cui erano montati vengono dismesse. Vistara nasce per raccogliere quel surplus e trasformarlo in capacità reale, evitando nuovi acquisti e tagliando gli sprechi. La logica è tutto sommato lineare: la DRAM vive più a lungo del server che la ospita, quindi riutilizzarla ha senso anche sul piano dei conti.
Come funziona il chip Vistara
Sul piano tecnico Vistara viene descritto come un ASIC CXL 2.0 di tipo Type-3, che mette in comunicazione i moduli DDR4 con il processore host attraverso un’interfaccia PCIe Gen5 x16. In sostanza fa da ponte tra la memoria legacy e i server nuovi, facendo sì che la DDR4 venga vista come memoria espandibile e non come un pezzo ormai incompatibile.
Ogni chip integra due canali DDR4 indipendenti da 72 bit e, almeno in teoria, può arrivare fino a 256 GB per unità usando DIMM da 64 GB. Nelle configurazioni chiamate MemServer descritte nei materiali diffusi, Meta abbina memoria locale DDR5 a 6400 con DDR4 a 2400 collegata via CXL, arrivando fino a 1 TB per nodo.
Cosa cambia per i data center
Il beneficio più grosso non è un balzo prestazionale, ma un equilibrio migliore tra spesa e capacità. Su alcuni carichi di lavoro interni Meta parla di una riduzione fino al 25% del numero di server necessari, proprio perché avere più memoria permette di far convivere meglio i workload sulla stessa macchina.
C’è però un rovescio della medaglia. La memoria collegata via CXL è più lenta e aggiunge latenza rispetto alla RAM attaccata direttamente alla CPU. Per aggirare il problema, Meta lascia al sistema operativo il compito di gestire il cosiddetto tiering, spostando i dati più usati nella DDR5 locale e tenendo in DDR4 quelli che servono meno di frequente.
Per adesso Vistara resta una tecnologia tutta interna a Meta, senza alcun piano di vendita all’esterno. Il progetto lancia comunque un segnale piuttosto netto: nei data center pensati per l’intelligenza artificiale, riciclare la memoria in modo intelligente può diventare una leva strategica esattamente quanto comprare nuove GPU. L’adozione di CXL rende l’architettura dei server più flessibile e apre a scenari dove memoria, acceleratori e capacità disponibile vengono riassegnati con più dinamismo, in un momento in cui costi e disponibilità dei componenti restano sotto forte pressione.