Ci sono voluti trentaquattro anni, ma alla fine la stretta sugli autovelox è arrivata davvero. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale dell’8 giugno, l’Italia ha finalmente delle regole nazionali chiare su come devono funzionare i rilevatori di velocità. Le nuove norme entrano in vigore oggi, 12 luglio, e puntano a mettere ordine in quello che per anni è stato descritto come un vero caos di apparecchi. Il decreto fissa in modo preciso i requisiti per l’omologazione, la taratura e la verifica del funzionamento dei dispositivi che rilevano le violazioni stradali.
Giro di vite sui dispositivi irregolari
L’effetto più immediato di questa normativa, definita da qualcuno una sorta di patente di affidabilità per gli apparecchi, è lo spegnimento immediato di circa 850 autovelox considerati non più legittimi. Il motivo è semplice, mancava l’omologazione necessaria. Per tornare a essere operativi, questi dispositivi dovranno superare controlli piuttosto rigidi. Restano invece attivi in tutta Italia 3.150 apparecchi, quelli che rispettano già tutti i requisiti di legge.
Il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha commentato con soddisfazione questa mossa. Parole sue, si passa da una giungla di oltre 10.000 autovelox, spesso nascosti e messi a ripetizione, a 3.150 apparecchi regolari e conformi. Basta autovelox fantasma, che secondo il Ministro erano soltanto una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza sulle strade.
Cosa cambia davvero
Per rendere più semplice l’adeguamento, il decreto prevede l’omologazione automatica per tutti gli autovelox che hanno ottenuto l’approvazione tecnica del ministero dopo il giugno del 2017. Discorso diverso per gli apparecchi più vecchi, approvati prima di quella data. In quel caso ci sono procedure specifiche, con verifica della documentazione e test tecnici, per accertare l’idoneità ed eventualmente concedere l’omologazione.
L’esigenza di una regolamentazione uniforme nasce da un periodo lunghissimo di confusione giuridica, durato più di tre decenni. La situazione è precipitata nell’aprile del 2024, quando la Corte di Cassazione ha stabilito che erano nulle le sanzioni emesse dagli apparecchi soltanto approvati ma non omologati. Una decisione che ha aperto le porte a un contenzioso enorme tra automobilisti ed enti locali. C’è chi aveva stimato che circa il 71% degli autovelox installati sul territorio nazionale fosse di fatto fuorilegge.
I numeri degli incassi
Nonostante tutta questa incertezza, gli autovelox hanno sempre continuato a pesare parecchio sui bilanci dei comuni italiani. Nel 2025 le sanzioni hanno portato incassi per 56,5 milioni di euro, anche se in calo dell’8,9% rispetto all’anno precedente. In testa alla classifica dei comuni che hanno guadagnato di più c’è Firenze, con 19,7 milioni di euro. Seguono Bologna con 9,2 milioni e Milano con 6,9 milioni.
E poi ci sono le sorprese. Piccoli comuni capaci di incassare cifre da capogiro, come Galatina in Puglia con 5,3 milioni di euro, oppure Colle Santa Lucia sulle Dolomiti, che ha superato i 2 milioni. Numeri che raccontano bene quanto questi dispositivi siano diventati, negli anni, una voce di bilancio tutt’altro che trascurabile per le amministrazioni locali.