Il settore automotive tedesco sta vivendo uno dei momenti più complicati degli ultimi anni e la richiesta di tornare alle 40 ore settimanali avanzata da Mercedes è diventata il simbolo di una crisi che va ben oltre i conti di una singola azienda. Tutti i grandi gruppi della Germania devono fare i conti con numeri difficili, sia sul fronte produttivo sia su quello delle vendite, e nemmeno la Stella di Stoccarda riesce più a brillare come un tempo.
A lanciare l’allarme è stato Martin Brudermüller, presidente del consiglio di sorveglianza di Mercedes-Benz, che ha descritto la situazione tedesca come “molto più grave di quanto la maggior parte della gente pensi”. Parole pesanti, rilasciate in un’intervista a un quotidiano economico, in cui il manager ha messo nero su bianco un concetto scomodo. Il modello economico della Germania, secondo lui, è pericolosamente vicino al punto di rottura.
Perché la competitività è diventata un nodo
Il cuore del ragionamento Mercedes ruota attorno a una parola sola, competitività. Per decenni le imprese tedesche sono riuscite a reggere il confronto con i rivali internazionali nonostante un costo del lavoro più alto, e il segreto stava tutto in un vantaggio di produttività. Oggi quel margine si è assottigliato fino quasi a sparire.
Le case automobilistiche si trovano strette in una morsa fatta di costi energetici in aumento, transizione ecologica da gestire e una concorrenza cinese sempre più aggressiva. Con i fallimenti delle imprese arrivati ai massimi dal 2013, il manager arriva a paragonare l’intera nazione a un’azienda in difficoltà finanziaria, una di quelle che hanno bisogno di una ristrutturazione radicale e immediata, senza troppi giri di parole.
Il futuro delle 35 ore in discussione
La soluzione messa sul tavolo è tutt’altro che indolore e va a toccare un tabù. Parliamo del contratto del settore metalmeccanico tedesco, che da tempo prevede appena 35 ore settimanali ed è stato a lungo considerato un fiore all’occhiello del sistema. La proposta è semplice nel concetto e durissima nella sostanza, ossia tornare alla settimana lavorativa di 40 ore senza ritoccare gli stipendi.
In pratica si chiederebbe agli addetti della filiera di lavorare fino a 20 ore in più al mese a parità di busta paga. Uno scenario che fa storcere il naso, e si capisce il perché, ma secondo i vertici di Mercedes le alternative sarebbero ancora più amare. Un taglio diretto del salario, oppure una riduzione del personale, strada peraltro già imboccata da Volkswagen con annunci che guardano al 2026.
Davanti a questo bivio, la dirigenza della casa di Stoccarda preferisce puntare sull’aumento delle ore lavorate, scommettendo su un recupero di produttività. Una scelta che però è destinata a far scintille nei prossimi rinnovi contrattuali. Lo scontro tra le aziende del comparto e le associazioni sindacali si annuncia tutto fuorché morbido, e la partita riguarda non soltanto l’automotive ma buona parte dell’industria tedesca.