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Megatempeste, la stagione delle piogge slitta di 15 giorni

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Le megatempeste potrebbero riscrivere il calendario delle piogge tropicali, spostando in avanti l’inizio della stagione umida e rendendo molto più violenti gli acquazzoni che la caratterizzano. È la conclusione di uno studio pubblicato su Nature Geoscience, che prova a capire come il riscaldamento globale stia rimescolando non solo le temperature medie, ma anche il ritmo con cui la pioggia cade nelle fasce equatoriali del pianeta. Un tema che in queste settimane si intreccia con le previsioni di un autunno più caldo del solito in Italia, segnale che il discorso non riguarda soltanto il nostro Paese.

Il punto sollevato dai ricercatori è che il cambiamento climatico non si limita a far salire la colonnina di mercurio. Riorganizza la circolazione atmosferica, modifica l’idroclima e finisce per alterare la distribuzione delle precipitazioni nel corso dell’anno. “Il riscaldamento globale sta riorganizzando la circolazione atmosferica e l’idroclima, e le precipitazioni tropicali rappresentano una manifestazione chiave di questa risposta”, hanno spiegato gli autori dello studio, aggiungendo però che “non è ancora chiaro come questi cambiamenti su larga scala si traducano nel ciclo stagionale delle precipitazioni tropicali”.

Cosa dicono i modelli sui sistemi convettivi a mesoscala

Per arrivare a una risposta, il gruppo di lavoro ha usato simulazioni globali decennali costruite su un modello del sistema Terra ad alta risoluzione, abbinato a un framework di modellazione multiscala. Tradotto in parole semplici, si tratta di ricostruzioni al computer abbastanza dettagliate da distinguere i singoli fenomeni temporaleschi dentro il quadro climatico generale. L’obiettivo era quantificare il peso dei sistemi convettivi a mesoscala, cioè quegli ammassi di temporali che si organizzano in strutture enormi e scaricano quantità impressionanti di acqua in poche ore. Il risultato è netto. “Abbiamo scoperto che i sistemi convettivi a mesoscala dominerebbero i futuri cambiamenti sia nell’ampiezza che nella fase del ciclo stagionale delle precipitazioni tropicali”, hanno affermato gli esperti. In altre parole, saranno proprio queste strutture, e non tanto la pioggia diffusa e ordinaria, a decidere quando comincia la stagione umida e quanto sarà intensa.

Stagioni delle piogge in ritardo e temporali molto più forti

I numeri messi nero su bianco dallo studio danno la misura del fenomeno. Le tempeste dovrebbero formarsi con un ritardo compreso tra 10 e 15 giorni rispetto a quanto avviene oggi, diventando allo stesso tempo dal 38 al 45% più intense. Un ritardo di due settimane può sembrare poco su un calendario, ma per l’agricoltura di intere regioni tropicali significa semine spostate, raccolti a rischio e serbatoi idrici che si riempiono fuori tempo. Il tutto accompagnato da precipitazioni concentrate in finestre temporali più brevi e con una violenza superiore, condizione ideale per alluvioni lampo e frane. La speranza degli autori è che il passaggio alle fonti rinnovabili per la produzione di energia, in sostituzione dei combustibili fossili, riesca a evitare questo scenario o quantomeno ad attenuarlo. Non si tratta di uno scenario teorico, del resto, perché eventi di questa portata hanno già lasciato il segno negli ultimi anni.

Il caso citato nello studio è quello dell’alluvione del Sahel del 2020, generata proprio da sistemi convettivi a mesoscala. Il bilancio parla di oltre 2 milioni di persone coinvolte, quasi 200.000 case distrutte e 417 vittime distribuite in 18 Paesi. Un episodio che negli archivi climatici non figura come eccezione isolata, ma come uno dei tanti esempi disponibili di quanto possano pesare le piogge tropicali quando si concentrano in strutture temporalesche di grandi dimensioni.

Le megatempeste, insomma, stanno diventando la variabile che più di ogni altra determinerà il volto delle stagioni umide nei prossimi decenni, con effetti che vanno ben oltre la semplice quantità di acqua caduta al suolo.

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