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Le nuove tutele annunciate da Roblox non bastano, almeno secondo l’autorità australiana per la sicurezza online. L’eSafety Commissioner ha messo alla prova le misure comunicate dalla piattaforma a metà settembre 2025 e ha trovato più di una crepa: gli adulti riescono ancora a farsi strada verso i minori, con modalità che la legge locale considera fuori norma. Da giugno, intanto, i nuovi account con verifica dell’età sono attivi in tutto il mondo.
La cornice normativa è l’Online Safety Act, che impone alle piattaforme online un obbligo piuttosto netto: bloccare i contatti indesiderati tra adulti e minori, e impostare come privati per default i profili degli utenti sotto i 16 anni. Non una raccomandazione, un obbligo. Alla fine del 2025 Roblox aveva risposto elencando cinque cambiamenti già messi a terra.
Cosa aveva promesso la piattaforma
Il pacchetto presentato all’autorità australiana era articolato. Gli account degli utenti con meno di 16 anni diventano privati per impostazione predefinita, accompagnati da strumenti pensati per impedire agli adulti di contattarli senza il consenso dei genitori. Alcune funzioni, come le chat dirette e quelle interne ai giochi, restano disattivate finché l’utente non completa la verifica dell’età. Una volta superato quel passaggio, i minori di 16 anni non possono più scambiare messaggi con gli adulti.
Ci sono poi i controlli parentali, che permettono ai genitori di spegnere del tutto la chat per la fascia tra i 13 e i 15 anni, andando ad aggiungersi alle protezioni già previste per gli under 13. Sul fronte audio, la chat vocale non è disponibile per i minori di 13 anni e non è consentita tra adulti e ragazzi della fascia 13-15. Sulla carta un impianto solido. Nella pratica, i test condotti dal garante hanno raccontato un’altra storia. Gli adulti potevano comunque inviare richieste di connessione ai bambini senza alcun consenso dei genitori. Bambini e adulti riuscivano a vedere e commentare i rispettivi post nei forum fuori dagli ambienti di gioco, sempre senza autorizzazione familiare. Le connessioni dei minori risultavano visibili a chiunque sulla piattaforma. E lo stesso valeva per profili e biografie: nomi degli account, numero e nomi dei contatti, immagini degli avatar, informazioni non sensibili come gli interessi personali. Tutto esposto, senza nemmeno un’opzione per limitare la visibilità.
Tre mesi di tempo e una sanzione da 49,5 milioni
La posizione della società resta quella di chi ritiene di aver rispettato la legge, ma la disponibilità a intervenire c’è. Roblox si è impegnata a impedire che gli adulti contattino bambini sconosciuti senza il via libera dei genitori, a irrobustire le impostazioni degli account dei più piccoli affinché siano davvero privati di default, e a introdurre meccanismi di segnalazione accessibili che avvisino gli utenti sull’esito dei reclami presentati.
C’è anche un punto che pesa più degli altri: l’incarico a un revisore esterno indipendente, chiamato a valutare quanto le misure di sicurezza funzionino sul serio, inclusa l’implementazione dei sistemi di stima dell’età. Un controllo di terza parte, insomma, che sposta la verifica fuori dalle mura dell’azienda. Il calendario è stretto. Tre mesi per completare tutto, altrimenti l’eSafety Commissioner chiederà l’emissione di un ordine al tribunale federale. E qui entra in gioco il capitolo sanzioni: la violazione dell’Online Safety Act può costare fino a 49,5 milioni di dollari australiani, una cifra che rende l’esercizio tutt’altro che simbolico.
Il caso australiano si inserisce in una pressione crescente sulle piattaforme frequentate dai più giovani, dove la questione della tutela dei minori non si gioca più solo sulle dichiarazioni di intenti ma su test concreti, condotti da chi ha il potere di sanzionare. E in questa partita Roblox, con la sua platea enorme di utenti under 16, si trova in prima fila.








