La maturità è alle porte e con lei tornano puntuali le fake news sulle tracce, quelle voci che ogni anno promettono di svelare in anticipo cosa finirà sui banchi. Mezzo milione di studenti si prepara ad affrontare l’esame e, come da copione, online spuntano siti e profili che giurano di sapere già tutto. Spoiler poco gradito per chi ci spera, ma la realtà è ben diversa.
Il calendario è fissato. Giovedì 18 giugno il primo scritto, sette tracce tra cui scegliere. Venerdì 19 la seconda prova, sulla materia che gli studenti conoscono fin dall’inizio dell’anno scolastico. Poi arriverà il momento del colloquio orale. Proprio nel giorno della vigilia, Polizia e Skuola.net hanno deciso di unire le forze contro la disinformazione, lanciando la diciannovesima edizione della campagna “Maturità al sicuro”.
Meglio ripassare che fidarsi del web: no alle fake news
Da un’indagine che ha coinvolto mille maturandi emerge un quadro abbastanza rassicurante, anche se non del tutto. Molti ragazzi ormai hanno capito quali sono i rischi che si nascondono dietro certe promesse online. Eppure c’è ancora chi ci casca. Il 13% è convinto di poter conoscere le tracce in anteprima, prima ancora che vengano aperti i plichi del Ministero. E un altro 7% si spinge oltre, pensando addirittura di poter mettere le mani sul testo integrale. Inutile dire che chi sbandiera queste certezze sui social o su qualche sito sta solo cercando click facili.
La verità è che le persone a conoscenza dei temi si contano sulle dita di una mano. Anzi, sono soltanto due. Una è Giuseppe Valditara, il ministro dell’istruzione. L’altra è Flaminia Giorda, dirigente del Ministero ribattezzata da molti “la custode dei temi”. In un’intervista ha raccontato il peso di questa responsabilità, lasciando però scappare quello che qualcuno potrebbe leggere come un piccolo indizio. L’attualità può fare la sua parte, ma il criterio principale resta la significatività delle tematiche. Conta anche la varietà, perché le tracce devono toccare ambiti diversi e offrire possibilità di espressione differenti. Un aspetto a cui Valditara tiene parecchio, così che ogni studente possa trovare uno spunto capace di valorizzare il proprio percorso personale e culturale.
Niente dispositivi sul banco, nemmeno spenti
Sul fronte tecnologico le regole sono chiare e la maggior parte dei ragazzi le conosce bene. L’85% sa perfettamente che lo smartphone non può stare al banco. Tra gli altri, però, qualcuno tenta ancora la sorte. Il 10% pensa di poterlo tenere in tasca purché spento, mentre un 5% si illude addirittura di riuscire a usarlo durante le prove. Un azzardo che non vale la pena correre, considerando la posta in gioco. Discorso simile per gli altri gadget. Il 19% crede di poter portare al polso lo smartwatch, magari disconnesso. Niente da fare. Sono tutti vietati senza eccezioni, e provare a nasconderlo o accenderlo durante l’esame porta a una sola conseguenza, l’esclusione immediata. Meglio lasciarli a casa e concentrarsi sul ripasso, che alla fine resta l’unica vera arma a disposizione.