C’è un nome che a Hollywood circola sottovoce da settimane e quel nome è quello di Matt Damon. L’attore, dopo aver vestito i panni di Ulisse ne La Odissea di Christopher Nolan in uscita il 17 luglio, si è già buttato su un altro progetto avvolto nel mistero. Stavolta lo guida un duo di registi che tre anni fa ha messo a soqquadro la cerimonia degli Oscar. Parliamo di Daniels, ovvero Daniel Kwan e Daniel Scheinert, la coppia dietro a Everything Everywhere All at Once.
Del nuovo film non si sa quasi nulla. La trama resta blindata, niente titolo ufficiale, soltanto qualche indizio sparso e un cast che fa già discutere. Accanto a Damon ci saranno Sandra Oh, Charles Melton e Sean Kaufman, più un gruppo di quattro giovani interpreti: Silvia Dionicio, Jackson Kelly, Kerrice Brooks e Thalia Dudek. Il personaggio di Damon è centrale, certo, ma l’idea è che i ragazzi abbiano lo stesso peso narrativo, con Kaufman a fare da leader del gruppo.
Curioso il dietro le quinte del casting. In origine il protagonista doveva essere Ryan Gosling, che però ha dovuto mollare per via di problemi di agenda. Damon è arrivato come sostituto e ha preso il suo posto. Il film arriverà nelle sale statunitensi il 19 novembre 2027, distribuito da Universal. Per il resto d’Europa non c’è ancora una data di uscita.
Perché la vittoria di Everything Everywhere All at Once conta ancora
Le aspettative su questo progetto sono altissime e il motivo sta tutto in quello che è successo agli Oscar del 2023. Everything Everywhere All at Once, un film indipendente di fantascienza, raccolse undici nomination e portò a casa sette statuette: miglior film, miglior regia, miglior attrice per Michelle Yeoh, miglior attore non protagonista per Ke Huy Quan, miglior attrice non protagonista per Jamie Lee Curtis, miglior sceneggiatura originale e miglior montaggio. Un bottino enorme per una pellicola così fuori dagli schemi.
La vittoria di Daniels fu una rarità nella storia dei premi dell’Academy. Prima di tutto perché dimostrò, come aveva già fatto Bong Joon Ho con Parasite nel 2019, che le storie con protagoniste donne mature e persone non bianche possono funzionare alla grande. L’Academy, va detto, ha un lungo passato di premi assegnati ad attori e racconti di persone bianche. Qui invece c’era un’avventura con personaggi asiatici, anche queer, e una donna matura al centro di tutto.
C’è poi la questione del genere. Il dramma è da sempre il prediletto degli accademici, mentre fantascienza e fantasy hanno faticato a farsi prendere sul serio. Everything Everywhere All at Once è una storia sui multiversi, eppure ha sbancato. In qualche modo ha mostrato che l’Academy può rinnovarsi e cambiare, aprendo anche agli studios nuove possibilità per scommettere su progetti più rischiosi.
Lo stesso Matt Damon, dopo 38 anni di carriera e ottanta film alle spalle, ha raccontato che La Odissea è stata di gran lunga la pellicola più difficile che abbia mai girato. Un’esperienza pesante, insomma, prima di tuffarsi in questa nuova avventura firmata dai due Daniel.