Una piccola lastra di piombo, grande più o meno come una carta di credito, è rimasta nascosta per quasi duemila anni sotto la piazza del municipio di Heerlen, nei Paesi Bassi meridionali. E al suo interno custodiva qualcosa di sorprendente. Si tratta di una maledizione romana intrecciata con elementi di magia egizia, un oggetto che mescola due mondi lontani e che oggi torna a far luce su pratiche antiche tutt’altro che innocue.
Il ritrovamento è avvenuto proprio in quell’area, là dove un tempo sorgeva un insediamento di epoca romana. Una tavoletta che ha attraversato i secoli senza farsi notare, finita sotto il livello del terreno della cittadina olandese, dove è rimasta indisturbata fino a tempi recenti. Quando finalmente è stata recuperata e ripulita, gli studiosi si sono trovati davanti a una superficie incisa con cura, fitta di segni.
Cosa raccontano i simboli e i quattro nomi
A occuparsi della lastra di piombo è stato Rodney Ast, direttore accademico dell’Istituto di Papirologia dell’Università di Heidelberg, insieme ad alcuni colleghi. Il gruppo ha riportato l’oggetto alla luce e ha lavorato per decifrarne il contenuto, un’operazione tutt’altro che semplice quando si ha a che fare con materiali tanto antichi e fragili.
Quello che è emerso è davvero particolare. Sulla superficie compaiono lettere greche, accanto a una serie di segni magici e, soprattutto, a quattro nomi. Non persone qualsiasi, ma quattro individui che in vita erano schiavi. La presenza dei loro nomi non è casuale: in questo genere di oggetti, scrivere un nome significava prendere di mira qualcuno, legarlo a un destino sfavorevole attraverso la formula incisa.
Le cosiddette tavolette delle maledizioni erano un fenomeno diffuso nel mondo antico. Chi voleva colpire un rivale, un nemico o anche solo qualcuno con cui aveva un conto in sospeso poteva affidarsi a uno di questi piccoli oggetti, spesso seppellendoli in luoghi precisi perché la maledizione potesse agire. La combinazione tra simboli magici di derivazione egizia e l’alfabeto greco racconta quanto fossero mescolate le tradizioni culturali e religiose all’epoca, con influenze che viaggiavano lungo le rotte dell’impero.
Il fatto che a essere nominati siano proprio quattro schiavi aggiunge un dettaglio significativo sulla società di quel periodo. Le persone in condizione di schiavitù potevano finire bersaglio di queste pratiche, segno di tensioni, conflitti o intenzioni ostili che oggi possiamo solo immaginare. La tavoletta diventa così una finestra rara su un pezzo di vita quotidiana che raramente lascia tracce così dirette.
Heerlen, del resto, sorge su un passato romano di un certo peso, ed è uno dei centri olandesi dove le testimonianze di quell’epoca affiorano con maggiore frequenza. Il recupero di questa tavoletta di piombo sotto la piazza del comune si inserisce in un quadro più ampio, fatto di reperti che continuano a raccontare la presenza di Roma anche in territori così a nord, dove la storia antica si nasconde appena sotto i nostri piedi.