Lucid Motors ha vissuto una giornata da dimenticare, con il titolo che è crollato di oltre il 55% nel giro di poche ore prima di recuperare parte del terreno perso. Un martedì convulso, che ha costretto le autorità di borsa a fermare più volte le contrattazioni per eccesso di volatilità. Poi la smentita dell’azienda, un rimbalzo parziale e una domanda che continua a girare tra gli investitori: quanto regge davvero la situazione finanziaria del costruttore americano di auto elettriche?
Tutto è partito da un articolo di una testata specializzata nel settore EV, secondo cui Lucid avrebbe chiesto alla società di consulenza AlixPartners un report definitivo sulle opzioni strategiche da portare al prossimo consiglio di amministrazione. Tra gli scenari messi sul tavolo dalle fonti citate ci sarebbero stati, oltre a una nuova ristrutturazione, anche il ritiro dal listino e persino la protezione dal fallimento prevista dal Chapter 11. Roba pesante, insomma.
Il crollo in borsa e la reazione del mercato
La risposta di Wall Street è stata immediata e violenta. Le azioni LCID, che al mattino viaggiavano intorno ai EUR 5 (circa 5,10 euro), sono precipitate fino a un minimo di EUR 2, poco più di 2,20 euro. Solo nel pomeriggio il titolo ha ripreso fiato, risalendo a EUR 4 intorno alle 15:30 ora della costa est, pari a circa 4,35 euro, con una perdita comunque vicina al 15% sull’intera giornata.
Lucid non è rimasta a guardare. Il responsabile della comunicazione Nick Twork ha bollato le indiscrezioni come “completamente false”, spiegando che l’azienda ha liquidità sufficiente per coprire i prossimi dodici mesi e che il consiglio di amministrazione non ha creato alcun comitato speciale per valutare gli scenari usciti sulla stampa. Il ruolo di AlixPartners, secondo Twork, sarebbe ben diverso da quello raccontato: la società starebbe aiutando Lucid a migliorare l’esecuzione industriale, rafforzare le operazioni e far fruttare il potenziale tecnologico dei suoi prodotti. Nessuna raccomandazione di bancarotta, almeno per ora.
Una parabola che spiega il nervosismo
Per capire perché gli investitori abbiano reagito così bisogna guardare alla storia del marchio. Fondata da un ex ingegnere Tesla, Lucid era arrivata in borsa nel 2021 tramite una fusione SPAC che l’aveva valutata 24 miliardi di dollari, circa 22 miliardi di euro. All’epoca veniva descritta come una delle rivali più serie della casa di Elon Musk, forte anche del sostegno del fondo sovrano saudita PIF, che ne detiene la maggioranza.
Da lì in poi, però, il titolo ha bruciato quasi tutto il suo valore rispetto al picco di EUR 506 toccato nel novembre 2021. I dati più recenti raccontano una fase davvero complicata: nel primo trimestre del 2026 l’azienda ha registrato una perdita netta superiore a 1,13 miliardi di dollari, poco più di un miliardo di euro, e ha affrontato due ondate di licenziamenti, con un taglio del 12% della forza lavoro a febbraio e un ulteriore 18% a giugno. La smentita ha fermato l’emorragia, ma la fiducia dei mercati resta fragile. Il prossimo consiglio di amministrazione e le indicazioni sul piano industriale saranno il vero banco di prova per Lucid Motors, chiamata a dimostrare che la sua tecnologia, considerata tra le più avanzate del settore, può finalmente tradursi in numeri sostenibili. Perché a Wall Street le rassicurazioni contano, certo, ma i bilanci contano molto di più.