Esiste una competenza che, secondo Jeff Bezos, nessuna intelligenza artificiale riuscirà mai davvero a sostituire. Non si tratta delle conoscenze tecniche né dell’esperienza accumulata negli anni, ma della capacità di inventare. In un periodo in cui i processi di selezione sembrano saturi, a tratti del tutto inceppati, e in cui la stessa IA sta ridisegnando le abilità richieste dalle aziende, il fondatore di Amazon mette al centro qualcosa di più sfuggente. La creatività applicata, quella che permette di guardare un problema e immaginare una soluzione che prima non c’era. Bezos valuta questa dote più di qualsiasi titolo o curriculum. Per lui l’inventiva è vitale per tenere viva l’innovazione nelle imprese moderne, e sostiene di averla usata in prima persona per portare Amazon e Blue Origin dove si trovano adesso.
Le lezioni imparate nel ranch del nonno
Durante un intervento alla Italian Tech Week 2025, andata in scena a Torino, il miliardario ha raccontato un pezzo della sua infanzia. Suo nonno, nel ranch in Texas, era capace di risolvere qualunque cosa da solo, senza chiedere aiuto a nessuno. “Comprò un bulldozer per circa EUR 4.314 perché era completamente rotto. Passammo un’intera estate ad aggiustarlo. Per estrarre la trasmissione abbiamo dovuto costruire una nostra gru. Aveva una capacità di adattamento incredibile. Credeva di poter risolvere qualsiasi problema. E io lo osservavo”, ha spiegato.
Poi un dettaglio quasi surreale, raccontato con una punta di ironia. “Faceva il veterinario con il bestiame. Si costruiva da solo gli aghi. Prendeva un pezzetto di filo metallico, lo scaldava con un cannello, lo appiattiva a colpi, lo affilava e ci faceva un piccolo foro. Alcune mucche sono perfino sopravvissute”. Quella capacità di arrangiarsi e trovare soluzioni pratiche gli ha insegnato il valore dell’inventiva nell’affrontare le difficoltà, una lezione che ha poi trasferito nella gestione di Amazon.
L’inventore dietro Amazon e la paura dei garage
Bezos si definisce lui stesso un inventore. “È la mia natura più profonda. Mettimi davanti a una lavagna bianca e in mezz’ora genero cento idee”. Ed è proprio questo che cerca nelle persone che lavorano con lui. In un’intervista del 2012 all’Utah Technology Council raccontava di chiedere ai candidati un esempio di qualcosa che avessero inventato. Non parlava di brevetti, chiaramente, ma di un processo, un’idea, la soluzione a un problema concreto. “Bisogna scegliere persone a cui piace inventare, pensare in modo innovativo”.
C’è poi un timore curioso che ha accompagnato la sua carriera, la paura dei garage. Non il luogo in sé, ma il suo significato simbolico. HP è nata in un garage, come Apple. “Mi spaventano più due ragazzi in un garage che i concorrenti che già conosco”, ha ammesso. La capacità di inventare diventa così una leva verso la sperimentazione, uno dei pilastri della cultura aziendale di Amazon. “Chi arriva qui e non ama esplorare, non ama infilarsi in vicoli ciechi che spesso si rivelano davvero vicoli ciechi, se ne andrà presto”. Nei colloqui chiede spesso: “Come possiamo fare A e B? Che invenzione ci serve per unirli?”. Premia chi non vede le cose in bianco e nero, ma cerca modi nuovi di combinare e migliorare i processi.
Perché l’IA ha cambiato le regole del gioco
Sempre più amministratori delegati e dirigenti delle grandi aziende tecnologiche la pensano allo stesso modo. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale a fare la differenza sono le attitudini, non le nozioni. Andy Jassy, attuale CEO di Amazon, ha sottolineato che le conoscenze si possono acquisire col tempo, mentre ciò di cui le imprese hanno bisogno in una fase di innovazione continua sono persone capaci di adattarsi e imparare da qualsiasi situazione. “La differenza più grande tra le persone con cui ho iniziato agli esordi della mia carriera e ciò che fanno adesso riguarda quanto erano bravi a imparare”. Per Jassy il talento per innovare deve essere già nel bagaglio di partenza.