Javier Ambrossi ha raccontato uno dei ricordi più intimi della sua vita, quello legato al successo della sorella Macarena García e a una notte trascorsa con il padre in un ostello affollato dopo la vittoria della Conchiglia d’Argento al Festival di San Sebastián. Un aneddoto che mette in luce il lato meno scintillante di una storia familiare diventata negli anni una delle più solide del cinema spagnolo.
Prima di essere riconosciuto come uno dei creatori e produttori più apprezzati, insieme a Javier Calvo, dietro a titoli come La Llamada, Veneno o Paquita Salas, Ambrossi aveva provato la strada della recitazione. Era quello il suo obiettivo iniziale, un sogno che però finì in ombra di fronte al successo della sorella, arrivato grazie al ruolo in Blancanieves, il film diretto da Pablo Berger nel 2012.
La frustrazione, l’invidia e poi l’ammirazione
In un’intervista rilasciata a La Ser nel 2024, Ambrossi ha messo a nudo i sentimenti contrastanti di quel periodo. Voleva fare l’attore, ci stava provando, ma niente sembrava decollare. Nel frattempo la sorella vinceva premi su premi. “Per me è stato un processo: prima superare la frustrazione, l’invidia che potevo provare, e ripulire tutto quello. Poi arrivare ad ammirarla e trasformare ciò che sento per lei in La Llamada“, ha spiegato. Prima nel musical a teatro, poi nel film. Un percorso complicato, dice, ma quel momento lo ricorda come qualcosa di magico. Vedere la sorella vincere la Concha de Plata è stato uno di quei ricordi che restano impressi.
La conduttrice gli ha chiesto subito dove si trovasse mentre la sorella riceveva quel riconoscimento al Festival di San Sebastián. E qui è uscita fuori la parte più cruda della storia, quella legata alle condizioni economiche della famiglia, lontanissime dal glamour del red carpet.
Dal lusso all’ostello, tutto nella stessa notte
“Non avevo soldi, e nemmeno la mia famiglia. Non potevamo permetterci di andare a vedere tutto questo a San Sebastián”, ha raccontato. Così lui e il padre presero la macchina, decisi a dormire dove capitava. Finirono in un ostello, in una stanza con dieci letti, piena di gente sconosciuta. “Ricordo che, dopo la vittoria di mia sorella, le ho dato un bacio e poi sono tornato con mio padre a dormire in quell’ostello con non so quanti signori. E pensavo: dal lusso al suo opposto.”
Quella contraddizione lo segnò. La sorella che diventava all’improvviso una stella, e lui che sentiva la propria vita come sospesa, in stand by. Eppure, ammette, fu l’inizio di tutto. “È grazie al fatto che a mia sorella sia andata così bene, e poi il Goya e tutto quello che è successo, che lei mi ha teso la mano. La sua generosità. Se non avessi avuto Maca come sorella, la mia carriera non sarebbe andata come è andata.”
Oggi i due fratelli vantano due delle carriere più importanti nel panorama cinematografico e televisivo spagnolo. Macarena García ha continuato a collezionare ruoli di peso in film come Casa en llamas o Ventajas de viajar en tren, e in serie come La Mesías o Las de la última fila. Attualmente è una delle protagoniste della serie di grande successo Se tiene que morir mucha gente di Victoria Martín, disponibile su Movistar Plus+.
Quanto a Javier Ambrossi, il suo secondo lungometraggio, La bola negra, arriverà nelle sale a settembre. La pellicola ha già fatto la storia a Cannes, raccogliendo la seconda ovazione più lunga di sempre nella sua ultima edizione. E i “Los Javis” si sono portati a casa il premio per la Miglior regia.