Il James Webb ha messo gli occhi su qualcosa che, a rigor di teoria, non dovrebbe trovarsi lì. Un gigantesco ammasso di galassie risalente a quando l’universo aveva soltanto 3,4 miliardi di anni, quindi ancora un bambino su scala cosmica. Il problema è che questo oggetto appare molto più maturo di quanto i modelli attuali riescano a spiegare.
E non è un dettaglio da poco. Una scoperta del genere potrebbe spingere gli studiosi a rimettere mano ad alcuni pezzi delle teorie che descrivono come si formano le grandi strutture del cosmo. A rendere il tutto ancora più intrigante c’è poi un secondo aspetto: questo antico ammasso si comporta come una lente gravitazionale, e questo apre una finestra preziosa su oggetti ancora più lontani.
Un ammasso troppo evoluto per la sua età
L’oggetto porta il nome di XLSSC 122 ed era stato individuato per la prima volta nel 2014. Solo in seguito è finito sotto la lente degli strumenti del James Webb, che hanno tirato fuori dettagli impossibili da cogliere con le osservazioni precedenti.
La sua massa e la fitta concentrazione di galassie ricordano da vicino quella della Via Lattea e di altre galassie simili, quindi strutture ben più mature dal punto di vista cosmico. Eppure noi stiamo guardando XLSSC 122 com’era circa 10,4 miliardi di anni fa, in un’epoca in cui ammassi di queste dimensioni avrebbero dovuto essere appena agli inizi della loro formazione. È un po’ come trovare un adulto in una fotografia scattata all’asilo.
La lente gravitazionale e il sospetto della materia oscura
Come accennato, questo ammasso genera un potente effetto di lente gravitazionale. Il fenomeno si verifica quando un corpo estremamente massiccio deforma lo spazio-tempo al punto da piegare il percorso della luce che arriva da sorgenti più distanti. Il risultato è una specie di ingrandimento naturale, che consente ai telescopi di studiare galassie altrimenti troppo deboli per essere viste.
Qui arriva la parte curiosa. Solo le immagini raccolte dal James Webb mostrano chiaramente questo effetto, mentre Hubble, nelle osservazioni precedenti, non era riuscito a captarlo. E così sta prendendo piede un sospetto: che dietro tutto ci sia la materia oscura, quella componente che per quanto ne sappiamo non interagisce con la luce ma esercita effetti gravitazionali decisamente potenti.
Analizzando la lente prodotta da XLSSC 122, come già fatto in passato con fenomeni analoghi, gli astronomi contano di ricostruire la distribuzione della materia oscura all’interno dell’ammasso.