Il 5G può diventare più veloce senza toccare un solo cavo, e Samsung lo ha appena dimostrato insieme all’operatore giapponese KDDI. Non parliamo di un test chiuso in laboratorio, ma di una prova fatta sul campo, su una rete 5G Standalone già attiva, con traffico reale di utenti a Tokyo e nella sua area metropolitana. L’idea di fondo era capire se un sistema di intelligenza artificiale potesse regolare i parametri di ogni singola antenna in modo individuale, cosa che fino a oggi si risolveva applicando la stessa configurazione a interi gruppi di celle, anche quando ciascuna aveva un ambiente, una densità di utenti e degli ostacoli completamente diversi.
La prova con KDDI è partita verso la fine del 2025 e si è protratta per diversi mesi, coprendo zone urbane dense, periferie e aree rurali, con centinaia di celle che operavano su 100 MHz di spettro TDD nella banda dei 3,7 GHz. Proprio questa varietà di scenari ha permesso di allenare il modello con dati raccolti in condizioni reali, non solo con simulazioni controllate. Un dettaglio non da poco, perché una cosa è far girare i numeri in un ambiente protetto, un’altra è metterli alla prova nel caos vero di una città.
Cosa ci guadagna un utente che nemmeno sa che esiste
Il sistema si chiama RAN Speed Optimizer, RSO per gli amici, e fa parte della suite di strumenti Samsung CognitiV NOS. In pratica analizza in automatico l’ambiente di ogni postazione e suggerisce i parametri più adatti a quella cella specifica, invece di applicare una regolazione generica pensata per un intero gruppo. Nelle ore di traffico più intenso, il miglioramento medio nella velocità di download è stato del 31 per cento su tutta l’area di prova, con picchi fino al 52 per cento nei punti più affollati della città.
Tradotto in quello che percepisce chi tiene il telefono in mano, non significa per forza che la velocità massima schizzi alle stelle in ogni situazione. Vuol dire soprattutto che nelle ore in cui la rete tende a saturarsi, l’uscita dal lavoro, una partita allo stadio, una zona piena di gente, c’è più margine perché un video non resti a caricare o una chiamata non cada. È il tipo di miglioramento che raramente si nota come un traguardo, ma che manca eccome nel momento in cui sparisce.
Meno mani nella rete, più capacità di adattarsi da sola
Per l’operatore c’è un vantaggio in più, e cioè che buona parte di quella regolazione smette di dipendere dall’intervento manuale. Kazuhiro Furuhata, responsabile di rete di KDDI, ha spiegato che unire l’esperienza accumulata dall’operatore con lo sviluppo tecnico di Samsung ha permesso di dimostrare come la sintonizzazione individuale di ogni cella, una sfida storica del settore, sia diventata realtà grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale. E ha aggiunto che la compagnia continuerà a spingere su tecnologie basate sull’IA per migliorare l’esperienza dei clienti.
Da parte di Samsung, June Moon, vicepresidente esecutiva e responsabile della ricerca e sviluppo della divisione reti, ha raccontato che stanno testando e allenando questa tecnologia sul campo dal 2024, e che la prova con KDDI mostra come l’innovazione basata sull’IA possa portare un’ottimizzazione avanzata a reti commerciali già in funzione, senza compromettere la continuità del servizio. Non è una dichiarazione di intenti su ciò che verrà, ma la descrizione di un risultato già chiuso.
Samsung e KDDI hanno confermato che continueranno a valutare questa ottimizzazione basata sull’IA per estenderla ad altre applicazioni commerciali, appoggiandosi alla collaborazione che portano avanti già da tempo sul dispiegamento di reti virtualizzate. È un terreno su cui Samsung avanza anche su altri fronti della connettività mobile, come la velocità di caricamento dati, un aspetto del 5G che di solito resta in secondo piano rispetto al download. Quello che questa prova lascia è soprattutto una conferma pratica, e cioè che una rete 5G già installata può diventare più efficiente senza sostituire antenne né aggiungere infrastruttura, cambiando solo il modo in cui si gestisce quello che c’è già.