Una nuova indagine sanitaria sta puntando i riflettori sulla fabbrica di componenti per iPhone gestita da Tata a Hosur, in India, dopo le segnalazioni di alcuni agricoltori della zona riguardo a una presunta contaminazione dell’acqua. Nonostante l’azienda abbia dichiarato che i campioni raccolti di recente all’interno dello stabilimento non mostrino tracce di sostanze inquinanti, le autorità locali continuano a vagliare le lamentele arrivate dai terreni vicini.
Tata di nuovo sotto la lente
Il fornitore di Apple era già finito sotto osservazione il mese scorso, quando uno dei suoi impianti dedicati alla produzione di parti per iPhone aveva rischiato la chiusura. Il Tamil Nadu Pollution Control Board aveva sostenuto che le acque reflue provenienti dalla struttura avessero contaminato le falde acquifere dei campi adiacenti.
All’inizio di questa settimana la situazione sembrava essersi sbloccata. Tata ha fatto sapere che l’ente regolatore aveva ritirato ogni ulteriore azione contro lo stabilimento, dopo che l’azienda aveva presentato le proprie risposte e affrontato i punti sollevati nella diffida. In una dichiarazione, il gruppo ha spiegato che il Pollution Control Board aveva confermato come la società avesse “affrontato in modo soddisfacente tutte le questioni” indicate nella notifica e avesse deciso di “abbandonare qualsiasi ulteriore intervento sulla vicenda”.
La partita, però, non sembra affatto chiusa. Le autorità sanitarie del distretto avrebbero avviato una propria indagine già verso la fine di maggio, proprio in seguito alle proteste degli agricoltori. L’impianto, aperto nel 2021, produce le scocche posteriori degli iPhone e altri componenti.
Cosa dicono i documenti
L’accertamento sta cercando di capire se i liquidi scaricati dalla fabbrica abbiano davvero colpito i contadini della zona, alcuni dei quali hanno raccontato di problemi alla pelle che attribuiscono a una contaminazione del proprio terreno. Un dettaglio non da poco arriva da un medico governativo, secondo cui finora nessun caso del genere sarebbe stato confermato dal punto di vista clinico.
Un’ispezione sanitaria avrebbe però rilevato che lo scarico dell’impianto Tata causava un “forte odore nauseabondo” e rendeva l’acqua “non adatta nemmeno all’abbeveraggio degli animali”. È quanto si legge in una lettera del 27 maggio firmata da Anish Parvin, ufficiale medico del villaggio di Ullugurukkai, dove sorge lo stabilimento, e inviata all’Institute of Vector Control and Zoonoses di Hosur.
Nella stessa lettera, non pubblica, si parla di acque reflue rilasciate da Tata Electronics che si sarebbero accumulate nei terreni agricoli vicini, contaminando l’acqua pulita presente nei pozzi della zona. Viene inoltre segnalato che alcune persone avrebbero accusato disturbi cutanei legati proprio a questa situazione.
A rendere il quadro ancora più pesante c’è un rapporto di laboratorio: due campioni d’acqua prelevati dai campi vicini sarebbero risultati positivi all’E. coli, un batterio presente nei liquami che indica una contaminazione fecale delle riserve idriche. Non manca poi il racconto di un momento di forte tensione, quando un membro del gruppo di agricoltori è entrato nella proprietà di Tata per fotografare uno stagno che il gruppo sosteneva contenesse acque reflue, spingendo una guardia di sicurezza a prendere un’arma da fuoco da un veicolo.
Tra le immagini circolate c’è anche quella di un agricoltore che mostra una manciata d’acqua verdastra e torbida raccolta dal suo campo vicino alla fabbrica. Né Apple né Tata hanno risposto alle richieste di commento sulla nuova indagine.