Chi possiede un vecchio iPhone o iPad e sperava di poterlo riportare al software originale in caso di problemi farà bene a rivedere i propri piani. Apple ha smesso di firmare alcune storiche versioni di iOS pensate per modelli ormai fuori supporto, e questo significa una cosa sola: da adesso il ripristino o il downgrade su quei dispositivi non passa più. Una scelta che tocca soprattutto collezionisti, sviluppatori e chi tiene in vita hardware datato per fare test o verificare la compatibilità.
Il numero di apparecchi coinvolti è tutto sommato ristretto, ma il peso della decisione non è banale. Chi si trovasse a dover reinstallare il sistema operativo originale, per qualunque ragione, non potrà più farlo attraverso i canali ufficiali. E qui casca l’asino, perché fino a poco tempo fa quella possibilità restava aperta almeno in parte.
Quali dispositivi restano tagliati fuori
Le versioni di iOS che Apple ha smesso di firmare riguardano alcuni modelli legacy ben precisi. Tra questi c’è iPhone 5c, sia nelle varianti GSM che CDMA, che non può più installare tramite IPSW iOS 10.3.3. Poi tocca a iPad mini Wi-Fi + Cellular di prima generazione, per il quale vengono bloccate alcune installazioni OTA e IPSW delle versioni iOS 8.4.1, 9.3.5 e 9.3.6. Chiude la lista iPad 2 Wi-Fi + 3G nella versione CDMA, che perde la possibilità di installare diverse release datate, comprese iOS 6.1.3, 8.4.1, 9.3.5 e 9.3.6.
Parliamo di prodotti arrivati sul mercato oltre dieci anni fa, ormai fuori da qualsiasi aggiornamento software ufficiale. Roba d’altri tempi, insomma, ma che qualcuno ancora custodisce con cura.
Cosa vuol dire che Apple non firma più una versione
Ogni installazione o ripristino di iOS ha bisogno di una verifica sui server Apple. Questo passaggio, chiamato firma del firmware, serve ad autorizzare l’installazione del sistema operativo. Quando Apple stacca la firma di una certa versione, il controllo non va più a buon fine e il ripristino si blocca, anche quando l’utente ha già in mano il file IPSW corretto. In pratica quella release non si reinstalla più, né via Finder né con gli altri strumenti ufficiali.
Di solito questa procedura scatta pochi giorni dopo il rilascio di nuovi aggiornamenti, così da chiudere la porta al ritorno verso versioni meno sicure del sistema. Qui però la faccenda è diversa, perché si parla di prodotti che hanno concluso il loro ciclo di vita da anni. Spesso Apple lascia firmata almeno l’ultima versione disponibile per i dispositivi storici, proprio per permetterne il ripristino in caso di guai. Stavolta invece si chiudono anche le ultime finestre di reinstallazione del software originale, e le opzioni per chi conserva questi terminali si assottigliano ancora.
Chi ci rimette?
Per la stragrande maggioranza delle persone l’effetto sarà praticamente nullo. I dispositivi legacy coinvolti sono così vecchi da risultare incompatibili con la gran parte delle app moderne, quindi il discorso ripristino interessa ben poco. Il quadro cambia invece per chi li usa come strumenti di test, per ragioni di ricerca o semplicemente per collezione. In caso di bootloop o di un ripristino totale del dispositivo, reinstallare il firmware attraverso i server Apple potrebbe diventare impossibile.
Nelle discussioni della community qualcuno ha già sollevato dubbi sulla conservazione dell’hardware storico, facendo notare che una scelta simile rischia di rendere inutilizzabili certi apparecchi in caso di guasto software. Altri invece pensano possa trattarsi di un comportamento non voluto, destinato prima o poi a essere corretto. In ogni caso la mossa conferma la strategia di Apple di tenere saldo il controllo sul proprio ecosistema, riducendo pian piano la disponibilità delle vecchie versioni di iOS anche per prodotti usciti da tempo dal supporto ufficiale.