Il percorso di Intesa Sanpaolo verso l’integrazione dell’intelligenza artificiale non sta andando come previsto. Il gruppo bancario avrebbe deciso di chiudere il proprio centro di ricerca dedicato all’AI. Trattasi di una struttura nata per innovare prodotti, procedure e automazione interna, ma che negli ultimi mesi aveva generato più difficoltà che risultati positivi. La scelta arriva dopo settimane di valutazioni e, secondo quanto trapela da fonti interne, sarebbe legata a una combinazione di costi elevati, inefficienze e frizioni gestionali.
Il centro era stato presentato come uno dei nuovi pilastri della strategia di digitalizzazione. L’obiettivo era sviluppare modelli proprietari e soluzioni avanzate per ottimizzare processi, sicurezza e customer experience. Tuttavia, gli investimenti necessari si sono rivelati più pesanti del previsto. Le risorse impiegate — sia economiche che umane — non avrebbero prodotto risultati sufficienti a giustificare i costi, soprattutto in un periodo in cui il settore bancario sta rivedendo con attenzione le spese operative.
Nel bilancio interno, il progetto AI avrebbe inciso più in negativo che in positivo, generando conti in rosso e imponendo al gruppo una revisione delle priorità. A questo si aggiungono tensioni tra dirigenza e team tecnico: divergenze sulle strategie, tempistiche non rispettate e obiettivi poco chiari avrebbero reso difficile proseguire con una visione unitaria. Alcuni ricercatori avrebbero manifestato malcontento per i continui cambi di direzione, mentre i vertici chiedevano risultati rapidi in un contesto molto competitivo.
Chiude il centro di ricerca AI pensato da Intesa Sanpaolo, risultati negativi negli ultimi mesi
La chiusura non significa però l’abbandono dell’intelligenza artificiale da parte della banca. La nuova strategia punterebbe su un approccio più leggero: meno ricerca proprietaria e più soluzioni esterne, con integrazione di tecnologie già pronte, sviluppate da partner specializzati. Una scelta pragmatica che segue la tendenza di molte aziende del settore, sempre meno inclini a costruire internamente modelli e infrastrutture complesse.
Resta il tema del destino delle competenze acquisite negli ultimi anni. Parte del personale potrebbe essere ricollocata in divisioni dedicate ai dati o alla sicurezza informatica, mentre altre figure rischiano di uscire dall’organizzazione.
La decisione di Intesa Sanpaolo segna un punto di svolta: da progetto ambizioso a esempio dei limiti che anche le grandi realtà incontrano quando si misurano con l’intelligenza artificiale. Un campo in cui costi, velocità e competizione globale non lasciano molto spazio agli errori.