Inside Out ha più di dieci anni e resta uno dei progetti più audaci mai tentati dalla Pixar. Uscito nelle sale il 16 settembre 2015, il film diretto da Pete Docter ha provato a fare qualcosa che sulla carta sembrava quasi impossibile: raccontare cosa succede dentro la testa di una persona, dando un volto e una personalità alle emozioni che ci governano ogni giorno.
Un’idea semplice che nascondeva una sfida enorme
La storia ruota attorno a Riley, una bambina che cresce in Minnesota e che vive guidata da un gruppo di emozioni installate nel centro di controllo della sua mente. Fin da piccola la protagonista è mossa soprattutto da Gioia, che col tempo deve però imparare a condividere lo spazio con Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto. Tutto sembra reggersi in un equilibrio fragile ma funzionante, finché un evento ribalta ogni certezza: il trasloco a San Francisco.
Da quel momento parte un viaggio che è insieme avventura e riflessione psicologica. E qui sta il punto. Per il team creativo dei Pixar la difficoltà non era da poco. Dare forma a concetti astratti come la tristezza o la gioia ha costretto gli artisti ad abbandonare qualsiasi rappresentazione realistica del cervello. Niente lobi, niente neuroni disegnati con precisione anatomica. Serviva un’altra strada.
Come la Pixar ha trasformato le emozioni in personaggi
L’intenzione, raccontata dallo stesso regista, era costruire un universo dichiaratamente simbolico. Via gli elementi anatomici diretti, spazio totale alla metafora. Durante lo sviluppo, il gruppo della Pixar ha deciso di non trattare le emozioni come persone vere e proprie, ma come entità fatte di energia, capaci di trasmettere sensazioni attraverso il colore, la forma e il movimento. Una scelta che sembra ovvia oggi, a film visto, ma che all’epoca rappresentava un salto nel vuoto enorme per uno studio abituato a giocare con regole visive ben più concrete.
Il risultato ha dato ragione a chi ci aveva creduto. Inside Out si è imposto come un successo planetario. Ha vinto l’Oscar come miglior film d’animazione e ha incassato oltre 800 milioni di dollari al botteghino, ovvero più di 730 milioni di euro, accompagnato da un’accoglienza critica decisamente calorosa. Numeri che raccontano bene quanto un’idea apparentemente difficile da vendere al grande pubblico abbia invece colpito nel segno, riuscendo a parlare tanto ai bambini quanto agli adulti.
Per chi volesse riguardarlo o scoprirlo per la prima volta, sia Inside Out sia il suo seguito sono disponibili su Disney+. Il film resta il quindicesimo lungometraggio d’animazione firmato dallo studio, ed è uno di quei titoli che dimostrano come, ogni tanto, valga la pena rischiare anche quando il concetto di partenza sembra troppo complicato per funzionare al cinema.