Le turbine a gas sono finite al centro di una tempesta che pochi avevano previsto, e il responsabile non è qualcosa di lontano dal mondo tecnologico: è proprio l’intelligenza artificiale. Sembra paradossale, eppure il sistema di generazione elettrica più tradizionale che esista ora ha liste d’attesa che arrivano fino ai primi anni Trenta del Duemila. Non manca la tecnologia verde, manca proprio l’energia. E in mezzo a questo scenario c’è un nome che va controcorrente rispetto a tutti gli altri.
Chi resta quando gli altri scappano
Mike Schroepfer, ex direttore tecnologico di Meta, conosciuto nel settore semplicemente come Schrep, ha appena annunciato di aver raccolto 250 milioni di dollari, circa 230 milioni di euro, per fare esattamente l’opposto di quello che fanno gli altri. Mentre la maggior parte degli investitori della Silicon Valley ha abbandonato la tesi del Climate Tech, stanchi di promesse che non si traducono in affari concreti, lui ha chiuso il primo round del suo fondo, Gigascale Capital, con investitori istituzionali. L’obiettivo, parole sue, è sostenere fondatori che stanno “ricostruendo l’economia fisica”.
L’etichetta del Climate Tech, va detto, si porta dietro una reputazione complicata. La saggezza convenzionale si è inacidita, e Schroepfer sta sfidando apertamente il consenso del mercato. Per capire perché la sua scommessa abbia senso bisogna però partire dal problema di fondo. Le turbine a gas hanno code lunghissime, le aziende che provano a collegarsi alla rete elettrica fanno sempre più fatica, e la domanda di energia è esplosa. A spingerla così in alto è stata proprio l’intelligenza artificiale: i data center consumano quantità enormi di elettricità e le reti non riescono a stare al passo.
Il business della scarsità
Davanti a questa situazione, molte aziende provano a generarsi l’energia da sole. Schroepfer la chiama “Bring-Your-Own-Power”, porta la tua energia, e secondo lui diventerà un vantaggio competitivo decisivo nelle industrie più esigenti. Ma neanche lì la strada è in discesa, visto che persino le turbine tradizionali hanno liste d’attesa. L’elettrificazione accelerata, la rilocalizzazione industriale, l’espansione dell’IA e gli eventi climatici sempre più estremi stanno premendo tutti insieme su infrastrutture fisiche che invecchiano da decenni.
Gigascale è nata nel 2023, fondata da Schroepfer insieme a Victoria Beasley ed Evaline Tsai. In tre anni ha messo insieme un portafoglio di oltre 25 aziende, che spaziano dall’energia pulita alle infrastrutture di rete, dai minerali critici alla manifattura avanzata, fino a quella che chiamano “IA fisica”: applicazioni dell’intelligenza artificiale per progettare, produrre e mettere in campo sistemi del mondo reale. La logica d’investimento, qui, non ruota attorno alla virtù ambientale ma alla competitività. Il fotovoltaico è passato da 40 gigawatt l’anno a 600 in un decennio perché è diventato più economico. “Le aziende che sosteniamo vincono perché sono più economiche, più veloci e più affidabili”, ha dichiarato. L’impatto climatico, nella sua visione, è solo la conseguenza di sistemi che funzionano meglio.
Il portafoglio del fondo ha già nomi concreti. Sul fronte della nuova generazione di energia ci sono Commonwealth Fusion Systems e Xcimer Energy, quest’ultima arrivata al primo bagliore del suo sistema laser commerciale alla fine del 2025, mentre Radiant punta a uno dei primi dispiegamenti commerciali di microreattori nucleari negli Stati Uniti. Sul versante delle infrastrutture per l’IA, Arbor Energy ha firmato un accordo con GridMarket per fornire fino a 5 gigawatt di energia pulita a zero emissioni ai data center, e Fractile ha annunciato un’iniezione da 136 milioni di dollari, circa 125 milioni di euro, per fabbricare processori IA pensati apposta per ridurre i consumi.
C’è poi tutto il capitolo dell’economia circolare e industriale. Heron Power, fondata da Drew Baglino, ex vicepresidente di Tesla per la divisione propulsione ed energia, sviluppa elettronica di potenza industriale. E aziende come Dioxycle hanno firmato accordi pluriennali con colossi come L’Oréal per trasformare le emissioni di CO₂ catturato in etilene da usare per fabbricare imballaggi. Il mondo discute da anni di come decarbonizzarsi per ragioni ambientali, e alla fine il catalizzatore che sta rendendo urgente e inevitabile la trasformazione del sistema energetico non è arrivato da nessun vertice sul clima: è l’intelligenza artificiale. La domanda di energia è così violenta che nemmeno le turbine a gas più convenzionali riescono a starle dietro, e l’opportunità esiste proprio perché il problema è reale.