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Il labirinto del fauno: perché Del Toro rifiutò Harry Potter

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Vent’anni fa Guillermo Del Toro prese una decisione che pochi registi avrebbero avuto il coraggio di prendere. Rifiutò di dirigere un capitolo di Harry Potter per dedicarsi a una favola nera tutta sua, Il labirinto del fauno, arrivato nelle sale il 24 novembre 2006 e ancora oggi ricordato come se fosse uscito ieri. In un’altra versione della storia il cineasta messicano sarebbe forse diventato milionario grazie alla saga tratta dai romanzi di J.K. Rowling, magari imboccando con decisione la strada dei grandi franchise. Nessuno può dirlo davvero. Quello che si sa è che scelse di puntare sulle proprie idee, come ha sempre fatto anche a costo di indebitarsi.

Con Ivana Baquero, Sergi López, Maribel Verdú e Doug Jones nel cast, il film rappresentò il Messico agli Oscar e nel 2006 fu il titolo che raccolse le migliori recensioni a livello mondiale.

Un quaderno perso in taxi e il no a Hogwarts

La nascita del Labirinto del fauno somiglia molto alla vita del suo autore, fatta di fatica ostinata ma sempre con un pizzico di fortuna nascosto da qualche parte. Per anni Del Toro aveva riempito un quaderno di appunti, dando forma a un film che non aveva ancora un titolo né un obiettivo preciso. Un giorno lo dimenticò in un taxi a Londra e lo diede per perso. Due giorni dopo il tassista glielo riportò. Il regista interpretò quel gesto come un segnale del destino, un invito chiaro a realizzare finalmente il progetto.

Probabilmente anche per questo, e in parte perché non era del tutto convinto, rispose di no a Harry Potter. Lo ha raccontato durante una Master Class all’Università di Guadalajara: «I libri mi piacevano tantissimo, li trovavo bellissimi. Il primo, il secondo… il primo era molto molto per bambini, pieno di colori, e io dissi: “Secondo me dovrebbero essere molto più cupi”. […] Credo che tutto accada per una ragione. A volte me lo chiedo, ma guarda, invece di fare la fiaba di qualcun altro ho fatto Il labirinto del fauno».

C’è poi un dettaglio curioso. Fu proprio Del Toro a convincere l’amico Alfonso Cuarón ad accettare quell’incarico. «Guillermo mi ha spinto a fare Harry Potter, io non volevo farlo», ha ammesso Cuarón. Il collega gli aveva spiegato che raccontando la storia con onestà avrebbe finito per lasciarci sopra la propria impronta.

Un film nato tra mille difficoltà

Nel frattempo trovare i soldi per il suo film si rivelò un’impresa. Negli Stati Uniti Guillermo Del Toro non riuscì a ottenere l’appoggio di nessuno studio, così la pellicola venne prodotta dalla sua società. Costò 14 milioni di euro e ne incassò più di 80, trasformandosi per di più in un autentico cult.

Eppure il cineasta ricorda quelle riprese come una delle esperienze peggiori della sua vita, a causa dello sforzo fisico e mentale richiesto. Dormiva pochissimo e sul set perse parecchi chili. Nonostante tutto Il labirinto del fauno resta tra i suoi lavori preferiti, superato soltanto da La forma dell’acqua e da La spina del diavolo.

Fonte: TecnoAndroid

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