Rimbambiti, spossati, lenti, con la testa che sembra piena di ovatta. Ci sono tanti modi per descrivere quella sensazione di irritabilità e difficoltà a ragionare che arriva con il caldo. Eppure, come spiega Mònica Guxens, medico e ricercatrice dell’Istituto Catalano di Ricerca Avanzata (ICREA), su come le alte temperature influiscano sulle nostre capacità mentali resta ancora molto da chiarire.
Alcuni studi collegano il caldo estremo all’aumento della criminalità e della violenza, oppure a un maggior numero di suicidi e ricoveri per problemi di salute mentale. Sono però ricerche di tipo correlazionale, che avvertono di una cosa importante: nella variazione statistica dei reati entrano in gioco tantissime altre variabili. Difficile, quindi, tirare conclusioni nette.
Poi ci sono ricerche che analizzano l’effetto del caldo sul cervello in modo più diretto e controllato. Il problema è che i risultati sono complicati da generalizzare. Uno studio, per esempio, è stato condotto su pompieri americani appena prima e dopo un addestramento di 15 minuti dentro un edificio in fiamme. Un altro ha registrato un chiaro calo del rendimento in un gruppo di soldati statunitensi dopo 4 o 5 ore in una camera a temperatura controllata, ma erano militari super allenati e indossavano tute di protezione chimica. Casi limite, insomma.
Una strategia più comune consiste nell’usare test per misurare l’impatto delle ondate di calore sul rendimento dei bambini a scuola. “È chiaro, nei giorni più caldi i bambini non rendono come dovrebbero”, spiega Guxens, che sta lavorando proprio a uno studio del genere, “ma questo può dipendere da mille fattori, persino da quello che è stato loro insegnato”. L’esperta di epidemiologia ambientale ammette comunque che in alcune ricerche in Francia e negli Stati Uniti si è vista un’acquisizione del linguaggio più lenta e un rallentamento generale della funzione cognitiva e della memoria.
Secondo Guxens, che studia l’effetto della temperatura sulla morfologia e la connettività cerebrale, il fenomeno è legato all’aumento degli ormoni dello stress, all’infiammazione nel cervello e allo sforzo per regolare la temperatura interna. “C’è anche la fatica”, precisa. “Il corpo cerca di adattarsi e sta soffrendo, per questo alla fine ne risentono sia la salute mentale sia la funzione cognitiva”.
Un conto salato per la produttività
Quello che invece è ampiamente riconosciuto è l’impatto della cattiva qualità del sonno. “Con queste ondate di caldo non riusciamo a dormire perché le temperature notturne sono altissime”, ragiona la ricercatrice, “e se non dormiamo il cervello non fa quel reset che gli serve, e il giorno dopo ne paghiamo le conseguenze”. Il gruppo Climate Central ha provato a quantificare le ore di sonno perse a causa del caldo: 556 in media all’anno tra il 2020 e il 2025, secondo un’analisi su 1.338 città del mondo.
L’impatto del caldo sulle capacità mentali non è solo una questione medica, ma anche economica. Un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale stima che la produttività dei lavoratori cali tra il 2 e il 3 per cento per ogni grado oltre i 20. “Esiste una letteratura scientifica ampia sul rapporto tra stress termico, capacità fisica di lavorare e produttività”, spiega David García León, consulente scientifico del Ministero dell’Agricoltura spagnolo.
Uno studio pubblicato su Nature ha analizzato il danno economico legato alla perdita di produttività in 274 regioni europee. Le proiezioni sono preoccupanti: entro il 2060 le perdite potrebbero essere fino a 5 volte superiori a quelle registrate tra il 1981 e il 2010, quando si aggiravano intorno allo 0,2 per cento del PIL. Nei Paesi più colpiti, come Portogallo, Spagna, Croazia e Cipro, si potrebbe arrivare al 3 per cento.
Un futuro carico di incertezze
Le stime che legano gli effetti del caldo a un costo preciso portano sempre con sé un buon margine di incertezza, e il modello di Nature non fa eccezione. Come chiarisce García León, coordinatore del Settimo Rapporto di Valutazione dell’IPCC, i modelli economici semplificano il funzionamento dell’economia e dipendono da molte ipotesi. Inoltre lo studio conta solo le perdite dovute al calo di produttività, non il costo totale delle ondate di caldo. “Non stimiamo il costo economico complessivo”, precisa, ricordando che una cifra completa dovrebbe includere infortuni sul lavoro, malattie, costi sanitari, consumi energetici e danni ad agricoltura e trasporti.
Guxens sottolinea anche il ritardo che si accumula in molte di queste ricerche. “La ricerca va molto lenta”, dice. “Usiamo dati raccolti magari negli ultimi dieci anni, e le temperature non erano quelle di adesso”. Il modello di Nature è stato pubblicato nel 2021 con dati fino al 2018 e lascia fuori parecchi effetti indiretti, dalla perdita di sonno agli spostamenti casa lavoro.
Forse il problema più grosso, però, è che non c’è un parametro esatto. Come spiega Guxens, l’impatto del cambiamento climatico non dipende tanto da una temperatura precisa quanto dalla capacità del corpo di adattarsi a quella temperatura. “Quello che sta succedendo è che le temperature cambiano più in fretta di quanto il corpo riesca ad adattarsi”.
Ed è per questo che le ondate di caldo fanno così male, soprattutto nelle zone dove infrastrutture e cultura non sono pronte a certi valori. Dal 27 luglio il caldo estremo è tornato a mettere in allerta l’Europa occidentale, secondo uno strumento dell’Istituto di Salute Globale di Barcellona (ISGlobal). Una nuova ondata arrivata poche settimane dopo il giugno più caldo mai registrato per la regione, con molte zone che hanno toccato fino a 7 gradi in più del normale. A Coschen, in Germania, si sono raggiunti i 41,7 gradi, la temperatura più alta di sempre.
L’eccesso di mortalità, che ha meno a che fare con i colpi di calore e più con l’aggravarsi di altre patologie nelle persone fragili, non si è fatto attendere. L’OMS ha segnalato oltre 1.300 morti aggiuntive legate alle alte temperature in Europa nel giro di una settimana. In Spagna il sistema di monitoraggio MoMo ha registrato più di 950 decessi attribuibili al caldo solo a giugno, con stime ancora più alte in Francia e Belgio.


