La class action contro iCloud potrebbe portare nelle tasche dei consumatori britannici una cifra davvero importante, qualcosa come 3 miliardi di sterline, circa 3,5 miliardi di euro, da spartire tra milioni di utenti. Il punto della contesa è semplice da spiegare anche a chi non mastica di tecnologia tutti i giorni. Secondo chi ha portato avanti la causa, Apple avrebbe spinto i proprietari di iPhone e iPad a usare per forza il suo servizio cloud, senza lasciare margini reali per scegliere alternative diverse.
A guidare l’azione legale è Which?, una nota organizzazione britannica che si occupa di diritti dei consumatori. La battaglia parte da lontano, precisamente da novembre del 2024, e ora ha ottenuto il via libera ufficiale dal Competition Appeal Tribunal, il tribunale che si occupa di questioni legate alla concorrenza. In sostanza l’accusa sostiene che Apple abbia sfruttato la propria posizione dominante sul mercato dei servizi cloud, legando di fatto gli abbonamenti a iCloud all’uso quotidiano dei dispositivi.
Il ragionamento è questo. Quando si compra un iPhone, il backup verso il cloud viene presentato come se iCloud fosse l’unica strada possibile. Molte app Apple, poi, lo usano come spazio di archiviazione predefinito. Per chi ha lanciato la causa, tutto questo si traduce in una specie di monopolio mascherato, che permetterebbe all’azienda di applicare tariffe poco competitive sullo spazio di archiviazione. Anabel Hoult, a capo di Which?, ha spiegato che l’obiettivo è far capire che nessuna azienda, per quanto potente, può permettersi di abusare della propria posizione. Il via libera del tribunale, secondo lei, avvicina i consumatori al risarcimento che ritengono di meritare.
Chi rientra nella causa e quanto si potrebbe ricevere
Qui c’è una buona notizia per molti utenti. Alcune class action richiedono di iscriversi attivamente, altre invece includono tutti in automatico a meno di tirarsi fuori volontariamente. Questa rientra nel secondo gruppo. Tradotto, non serve fare nulla se si rispettano alcune condizioni. La prima è aver usato iCloud tra l’8 novembre del 2018 e l’8 giugno del 2026. La seconda è risiedere nel Regno Unito alla data dell’8 giugno del 2026. Chi invece non vive nel Regno Unito in quella data dovrà iscriversi manualmente per partecipare.
Sul fronte delle cifre, la richiesta complessiva ammonta a 3 miliardi di sterline, vale a dire circa 3,5 miliardi di euro. A spartirsi la somma sarebbero circa 40 milioni di clienti iCloud, il che porterebbe a una media di 77 sterline a testa, più o meno 90 euro. Va detto con chiarezza che si tratta solo di quanto viene chiesto a nome degli utenti coinvolti. La causa può essere vinta o persa, e l’eventuale sentenza potrebbe stabilire una somma più alta oppure più bassa.
La posizione di Apple e i tempi della vicenda
Dal canto suo, Apple non ha intenzione di farsi da parte. L’azienda ha già fatto sapere che difenderà la propria posizione con decisione. Secondo Apple, gli utenti non sono affatto obbligati a usare iCloud e molti si affidano a un’ampia gamma di servizi di terze parti per archiviare i propri dati. L’azienda sottolinea anche di lavorare per rendere il trasferimento dei dati il più semplice possibile, sia verso iCloud che verso altri servizi, respingendo qualsiasi accusa di comportamento anticoncorrenziale.
I tempi, però, non saranno brevi. La vicenda difficilmente arriverà davanti a un giudice prima della fine del 2028. Passerà quindi parecchio tempo prima di conoscere come andrà a finire questa partita tra Apple e i consumatori britannici.