Hannah Montana Linux è tornata, e già solo scriverlo fa un certo effetto. Perché questa distribuzione, nata nel 2009 quasi per gioco, sembrava destinata a restare uno di quei meme che circolano nei forum degli appassionati e poi svaniscono. Invece, dopo quasi diciotto anni, il progetto riappare con una veste completamente rinnovata, sempre dedicata alla pop star della serie Disney ma costruita su tecnologie attuali come Debian 13 e KDE Plasma 6.
Va detto subito una cosa. Esistono distribuzioni Linux pensate per risolvere problemi seri e altre che sono diventate famose semplicemente per la loro stranezza. Hannah Montana Linux rientra chiaramente nella seconda categoria. La versione originale, derivata di Kubuntu, aveva un’interfaccia interamente ispirata al personaggio televisivo, con sfondi, icone e schermate di avvio a tema. Un’idea talmente sopra le righe da trasformarsi in un piccolo fenomeno virale.
Da scherzo virale a sistema davvero utilizzabile
Il debutto risale al 2009, con base Kubuntu 9.04 e ambiente desktop KDE 4.2. Molti la installavano per ridere, altri la vedevano come un simbolo della creatività della comunità open source. Poi, come spesso succede, il progetto venne lasciato andare. Niente più aggiornamenti di sicurezza, software vecchio, supporto hardware sempre più scarso. Insomma, col passare del tempo era diventata praticamente inutilizzabile.
La novità è che la nuova edizione, chiamata Hannah Montana Linux v26.0, non è una ripresa ufficiale del vecchio progetto. Si tratta di un remaster curato da Noah Cagle, pensato per far girare tutto senza problemi sui computer di oggi. La vecchia base Ubuntu lascia spazio a Debian 13.5 Trixie, una delle piattaforme più solide dell’intero ecosistema, mentre l’interfaccia si affida a KDE Plasma 6.3.6 con un tema Breeze personalizzato che ricrea lo stile grafico originale senza rinunciare alle funzioni moderne.
Sul piano tecnico la distribuzione viene costruita con Debian Live Build, lo strumento ufficiale per generare immagini ISO su misura. L’installazione, invece, passa da Calamares, uno degli installer grafici più diffusi in ambito Linux, capace di rendere tutto semplice anche per chi ha poca dimestichezza. Il sistema può essere provato in modalità Live oppure installato sul disco come qualsiasi altra distro, con browser aggiornato e tutte le patch di sicurezza accumulate in questi anni. Gli elementi grafici sono stati ricostruiti partendo dalle immagini originali, con sfondi adattati ai monitor widescreen 16:9, il pulsante del menu con il logo a forma di H e persino un terminale personalizzato nell’aspetto.
Una versione più leggera e il senso di tutto questo
Accanto all’edizione principale c’è anche Hannah Montana Linux Lite, che al posto di Plasma monta LXQt, un ambiente decisamente più parco in fatto di risorse. È la scelta giusta per i computer meno recenti, perché conserva buona parte della personalizzazione grafica senza appesantire troppo la macchina. Per la versione completa, invece, servono almeno 8 GB di RAM, requisito legato soprattutto a Plasma 6 e alle applicazioni più recenti.
Il ritorno di questa distribuzione non ha nulla a che vedere con la voglia di competere con nomi come Debian, Fedora o Ubuntu. È più un omaggio a quella cultura delle distro personalizzate che ha animato gli anni Duemila. E dimostra, tra le altre cose, quanto sia diventato accessibile oggi mettere insieme un sistema operativo moderno, sicuro e perfettamente funzionante partendo da qualcosa nato come pura goliardia.