La parabola di Google Stadia continua a chiudersi a piccoli passi, quasi in silenzio. Dopo lo stop definitivo alla piattaforma di cloud gaming, anche l’ultimo tassello ufficiale rimasto in piedi è scomparso: lo strumento che consentiva di riconvertire il controller Stadia non è più disponibile sul web. Una notizia che non cambia il quadro generale, ma che segna simbolicamente la fine di ogni supporto diretto da parte di Google.
La fine dell’ultimo supporto ufficiale di Google Stadia
Il tool, introdotto nel 2023, aveva un obiettivo molto chiaro: evitare che migliaia di controller perfettamente funzionanti diventassero inutilizzabili. In origine, il pad era progettato per comunicare via Wi-Fi con i server di Stadia, risultando di fatto inutilizzabile al di fuori di quell’ecosistema. Con lo strumento ufficiale, invece, era possibile convertire il dispositivo in un normale controller Bluetooth, compatibile con PC, smartphone e tablet.
La sua presenza online doveva essere temporanea. Google aveva inizialmente fissato la rimozione a fine 2023, salvo poi concedere due proroghe che avevano esteso la disponibilità fino al 31 dicembre 2025. Una finestra già considerata generosa, che aveva portato molti a pensare che lo strumento sarebbe rimasto attivo ancora a lungo, se non addirittura in modo indefinito.
Un addio silenzioso e una soluzione alternativa
La sorpresa è arrivata il 20 gennaio 2026, quando la pagina ha iniziato a restituire un semplice errore 404. Nessun annuncio, nessuna comunicazione ufficiale: il tool è sparito così com’era rimasto fino a quel momento, discreto ma utile. Di fatto, con questa mossa si chiude anche l’ultima forma di supporto diretto legata a Stadia.
Non tutto, però, è andato perduto. Da tempo, uno sviluppatore vicino al progetto Stadia Enhanced aveva realizzato una copia completa dello strumento, rendendola disponibile come backup. Questa versione permette ancora oggi di aggiornare i controller che non erano mai stati convertiti, mantenendo intatte le funzionalità di base. La sua efficacia è favorita anche da un dettaglio non secondario: Google non ha mai rilasciato nuovi firmware dopo la chiusura del servizio.