Nemmeno il tempo di chiudere la questione con Epic Games che Google si ritrova già con un altro problema legale sul tavolo, e stavolta riguarda ancora una volta il Play Store. Lo store alternativo Aptoide ha deciso di portare il colosso di Mountain View in tribunale negli Stati Uniti con una causa antitrust piuttosto pesante. Il punto centrale della denuncia? Le aperture concesse dopo il caso Epic non bastano, secondo Aptoide, a garantire una concorrenza reale nel mondo della distribuzione di app su Android.
La tesi dello store indipendente è abbastanza chiara: Google continua a esercitare un controllo eccessivo sia sulla distribuzione delle applicazioni sia sui sistemi di pagamento in-app. Aptoide, che dichiara oltre 200 milioni di utenti annui e un catalogo di circa 436.000 applicazioni, sostiene che le regole imposte da Google, anche nella versione aggiornata dopo l’accordo con Epic, limitano concretamente la capacità degli store alternativi di crescere e competere. Non solo in termini di prezzi, ma anche per le condizioni offerte a sviluppatori e partner.
Il dito puntato contro accordi esclusivi e ostacoli tecnici
Il cuore della denuncia di Aptoide si concentra su diversi aspetti che, messi insieme, dipingono un quadro poco incoraggiante per chi vorrebbe sfidare il Play Store. Lo store portoghese accusa Google di stringere accordi con i produttori di dispositivi (i cosiddetti OEM) che di fatto blindano la posizione dominante del suo negozio digitale. A questo si aggiungono intese di esclusiva con gli sviluppatori e una serie di ostacoli tecnici che rendono molto più complicato per gli utenti accedere a piattaforme alternative rispetto al Play Store.
Ma non finisce qui. Aptoide punta il dito anche contro le commissioni che Google richiede, giudicate troppo elevate, e contro le pressioni esercitate sugli sviluppatori affinché utilizzino la piattaforma di pagamenti proprietaria di Google. E poi c’è tutta la questione dell’esperienza utente: l’installazione di app e store da terze parti rimane troppo complessa, gli avvisi di sicurezza mostrati dal sistema scoraggiano attivamente gli utenti e la visibilità degli store alternativi viene ridotta in modo significativo.
Una questione che va oltre Aptoide
Un aspetto interessante della causa è che Aptoide non sta parlando solo dei propri problemi specifici. Lo store portoghese si riferisce in generale a tutti i protagonisti dell’ecosistema, tutti quegli attori che provano a ritagliarsi uno spazio nel mercato della distribuzione di app su Android e che, stando alla denuncia, si trovano a fare i conti con le stesse barriere strutturali.
L’accordo raggiunto tra Epic Games e Google, per quanto significativo, non ha quindi chiuso il capitolo delle controversie legate al Play Store. Anzi, sembra aver aperto la strada a nuove rivendicazioni da parte di chi ritiene che le concessioni fatte non siano ancora sufficienti. La causa di Aptoide potrebbe rappresentare un nuovo fronte legale per Google negli Stati Uniti, proprio nel momento in cui il dibattito sulle pratiche degli app store e sulla concorrenza nel settore mobile resta al centro dell’attenzione sia in America sia in Europa.