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Le presunte occupazioni antiche di Nord America, Australia e Nuova Zelanda da parte di popolazioni misteriose, arrivate prima di chiunque altro, sono un tema che circola con insistenza. Il messaggio di fondo è netto e va preso alla lettera. Queste affermazioni non meritano fiducia, soprattutto quando entrano in scena racconti di giganti alti 30 piedi, cioè circa 9 metri. Il punto non riguarda solo la stranezza delle storie in sé ma il motivo per cui qualcuno sceglie di crederci.
Alla base c’è un meccanismo piuttosto chiaro. Certe persone arrivano ad accettare le teorie più improbabili quando hanno un obiettivo preciso, ovvero screditare le rivendicazioni dei popoli indigeni di essere stati i primi abitanti di quelle terre. Non si tratta quindi di semplice curiosità per il passato o di passione per i misteri. La spinta nasce dal desiderio di mettere in dubbio un primato che le comunità native rivendicano da sempre.
Perché queste storie trovano spazio
Quando una teoria serve a sostenere un’idea già radicata, la soglia di attenzione si abbassa parecchio. È proprio questo il cuore del problema. La disponibilità a credere a racconti stravaganti cresce in modo sorprendente se quei racconti offrono un appiglio per ridimensionare la presenza originaria delle popolazioni native. In questo quadro anche l’immagine di creature gigantesche alte quanto un palazzo di tre piani smette di sembrare assurda agli occhi di chi la diffonde.
Le tre aree geografiche coinvolte, cioè il continente nordamericano, l’Australia e la Nuova Zelanda, hanno un elemento in comune. In tutte esistono comunità indigene che si considerano i primi occupanti del territorio. Ed è proprio su questo terreno che si innestano le narrazioni alternative, costruite per suggerire che qualcun altro sia arrivato prima. Il risultato è una serie di affermazioni che, al di là della loro fantasia, hanno un effetto molto concreto sul modo in cui viene raccontata la storia di quei luoghi.
Il caso dei giganti di 9 metri
Tra tutte le versioni in circolazione, quella dei giganti di 9 metri è la più eclatante e viene indicata come un segnale d’allarme particolare. Se già le ipotesi su antiche occupazioni precedenti a quelle indigene vanno accolte con grande diffidenza, l’arrivo di figure di dimensioni simili rende il discorso ancora meno credibile. Praticamente più la storia si fa spettacolare, più cresce il motivo per dubitarne. Il filo che lega tutto resta lo stesso. Dietro queste teorie c’è spesso la volontà di negare ai popoli indigeni il riconoscimento di essere stati lì per primi in Nord America, in Australia e in Nuova Zelanda. Ed è per questo che l’invito è a non credere a tali affermazioni, in particolare quando parlano di esseri alti 30 piedi.
Fonte: TecnoAndroid


