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Volpi volanti del Madagascar rimpicciolite: c’entra l’uomo?

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Le volpi volanti del Madagascar non sono più imponenti come lo erano 150 anni fa. Questi grandi pipistrelli, considerati tra i più grandi al mondo, si sono infatti rimpiccioliti nel corso del tempo e la spiegazione potrebbe avere a che fare direttamente con l’essere umano. Tra le ipotesi principali c’è la caccia selettiva, ma non viene escluso il peso di altri impatti legati alle attività umane.

Si tratta di un cambiamento che colpisce proprio perché riguarda animali noti soprattutto per la loro stazza. Quando si parla di volpi volanti l’immagine che viene in mente è quella di creature dalle ali ampie e dal corpo robusto, ben lontane dai piccoli pipistrelli che svolazzano al tramonto nelle nostre città. Eppure anche questi giganti del cielo malgasci stanno perdendo qualcosa di quella grandezza che li ha resi celebri.

Un secolo e mezzo di cambiamenti per i pipistrelli giganti

Il confronto con il passato è il punto chiave della vicenda. Rispetto agli esemplari di circa 150 anni fa, le volpi volanti del Madagascar di oggi risultano più piccole. Un arco di tempo che in termini evolutivi è brevissimo, quasi un battito di ciglia, ma che sembra essere bastato per lasciare un segno visibile sulle dimensioni di questi animali.

Proprio la rapidità del fenomeno spinge a guardare verso fattori esterni piuttosto che verso processi naturali lenti. E qui entra in gioco l’uomo. Quando la pressione su una specie arriva da fuori, e in particolare da attività come la caccia, le conseguenze possono manifestarsi in tempi molto più stretti di quanto ci si aspetterebbe. Il caso di questi pipistrelli sembra andare esattamente in questa direzione, anche se il legame resta per ora un’ipotesi e non una certezza.

Il ruolo della caccia selettiva e dell’impatto umano

Il meccanismo della caccia selettiva è abbastanza semplice da intuire. Se chi caccia tende a preferire gli esemplari più grandi, sono proprio quelli a sparire per primi dalla popolazione. A sopravvivere e a riprodursi restano invece gli individui di taglia minore, che finiscono così per trasmettere le proprie caratteristiche alle generazioni successive. Col passare del tempo il risultato può essere una popolazione complessivamente più minuta, quasi come se la natura venisse orientata in una direzione precisa dalla mano dell’uomo.

Non è però detto che la caccia sia l’unica responsabile. Accanto a questa possibilità vengono indicati anche altri impatti umani, che potrebbero aver contribuito allo stesso risultato. La formulazione resta prudente proprio perché le cause non sono state individuate con precisione. Parlare di un’unica spiegazione sarebbe quindi azzardato, e il quadro più probabile è quello di un insieme di fattori legati alla presenza dell’uomo sul territorio.

Quello che emerge con chiarezza è la portata del cambiamento. Una specie simbolo per dimensioni si ritrova oggi ridimensionata, e non per una scelta della natura ma con buona probabilità per effetto delle pressioni esercitate dagli esseri umani. Le volpi volanti del Madagascar, un tempo più possenti, sono la dimostrazione concreta di come alcune specie possano trasformarsi nel giro di poche generazioni. Gli esemplari attuali, messi a confronto con quelli di un secolo e mezzo fa, risultano infatti sensibilmente più piccoli, con la caccia selettiva indicata come una delle possibili cause di questo rimpicciolimento.

Fonte: TecnoAndroid

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