Negli ultimi anni, la robotica ha fatto passi da gigante, ma Google DeepMind sembra pronta a cambiare ancora le regole del gioco. Con i nuovi modelli Gemini Robotics 1.5, i robot non si limitano più a eseguire operazioni isolate, ma possono pianificare sequenze di azioni complesse e persino cercare informazioni sul web per completare i compiti nel mondo reale. Carolina Parada, a capo della divisione robotica di DeepMind, ha spiegato come queste AI siano in grado di ragionare prima di agire, quasi come se stessero pensando a più mosse avanti, come farebbe un umano davanti a un problema complesso.
Gemini ora pensa e pianifica come un umano
Alla base del sistema ci sono due modelli principali: Gemini Robotics 1.5 e Gemini Robotics-ER 1.5. Quest’ultimo permette ai robot di osservare l’ambiente circostante, comprendere strumenti digitali come Google Search e tradurre le informazioni in comandi naturali che il modello principale utilizza per coordinare visione e linguaggio ed eseguire azioni fisiche. Non si parla più di piegare un foglio o aprire una zip, ma di operazioni articolate, come separare vestiti chiari da scuri, preparare una valigia in base al meteo di Londra o differenziare rifiuti rispettando le regole locali, tutto grazie a informazioni raccolte in tempo reale. È un salto che avvicina i robot a una sorta di “ragionamento applicato” e li rende strumenti concreti, utili nella vita quotidiana.
Un dettaglio ancora più sorprendente è la capacità dei robot di imparare gli uni dagli altri. Un compito insegnato a , dotato di due brALOHA2acci meccanici, può essere replicato senza modifiche su Franka o sul robot umanoide Apollo di Apptronik. Significa che una stessa abilità diventa trasferibile da una macchina all’altra, riducendo enormemente i tempi e i costi di addestramento. È un po’ come se un insegnamento potesse viaggiare tra menti diverse senza perdere efficacia.
Ovviamente, questa innovazione porta con sé sfide energetiche e infrastrutturali. I modelli AI richiedono enormi quantità di calcolo e quindi di elettricità: i data center già consumano circa l’1,5% della domanda globale, e la quota destinata all’AI potrebbe superare il 50% entro il 2028. In questo senso, la capacità dei robot di condividere competenze e apprendere gli uni dagli altri diventa anche uno strumento per rendere più sostenibile l’uso delle risorse.
DeepMind sta quindi aprendo una porta verso un futuro in cui i robot non sono più semplici strumenti, ma collaboratori intelligenti, capaci di adattarsi, imparare e prendere decisioni basate su dati reali. Un mondo in cui l’AI non solo accelera le operazioni, ma diventa un vero alleato nella vita quotidiana e nel lavoro, rendendo la tecnologia più vicina alle persone e alle loro esigenze.