Chiunque viva con un gatto lo sa bene: la ciotola non viene quasi mai svuotata del tutto. Il micio si avvicina, mangia qualche boccone e poi se ne va con quell’aria da schizzinoso che fa venire il dubbio di aver scelto il prodotto sbagliato al supermercato. Eppure, a quanto pare, il problema non è il gusto. E nemmeno la sazietà. Uno studio condotto dai ricercatori della Iwate University, in Giappone, ha dimostrato che questa abitudine alimentare così comune tra i gatti domestici dipende in larga parte da un fenomeno chiamato assuefazione agli odori. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Physiology & Behavior.
Il meccanismo è più semplice di quanto si pensi: i gatti si abituano all’odore del cibo che hanno davanti e, una volta che quell’odore non rappresenta più una novità, perdono la motivazione a continuare a mangiare. Non è capriccio, è biologia. Ed è legato a doppio filo con il loro olfatto, che gioca un ruolo decisivo nel regolare il comportamento alimentare.
Gli esperimenti
Per arrivare a questa scoperta, il team di ricerca ha messo a punto una serie di esperimenti piuttosto ingegnosi. Ai gatti coinvolti è stato offerto del cibo distribuito in 6 pasti consecutivi nell’arco di due ore. Quando veniva proposto sempre lo stesso alimento, i gatti riducevano progressivamente la quantità consumata, pasto dopo pasto. Fin qui nulla di strano, si potrebbe pensare alla sazietà. Ma ecco il punto: quando invece venivano presentati cibi diversi, l’appetito tornava a crescere.
C’è di più. In un altro test, ai gatti è stato dato lo stesso cibo per 5 pasti di fila, introducendo un alimento nuovo soltanto al sesto. L’assunzione è calata costantemente fino alla quinta prova, per poi risalire con il sesto pasto. E la cosa interessante è che questo effetto si verificava a prescindere dal fatto che il nuovo alimento fosse più o meno appetibile rispetto al primo. Non contava il sapore, contava la novità.
Basta un odore nuovo per far tornare la fame
Il risultato forse più sorprendente dello studio è arrivato quando i ricercatori hanno provato a non cambiare affatto il cibo nella ciotola, limitandosi a introdurre l’odore di un alimento diverso nelle vicinanze. Ebbene, anche solo questo stimolo olfattivo inedito è stato sufficiente a riaccendere nei gatti il desiderio di mangiare. Come ha spiegato Miyazaki, autore dello studio: “Questi risultati suggeriscono che i gatti non smettono di mangiare semplicemente perché sono sazi. Piuttosto, la loro motivazione a mangiare diminuisce man mano che si abituano all’odore del cibo, e può essere ripristinata introducendo un nuovo odore. La novità sensoriale, in particolare quella olfattiva, può riattivare la motivazione a mangiare nei gatti”.
Questo studio fornisce la prima prova sperimentale del fatto che l’assuefazione legata agli odori contribuisce a spiegare il tipico comportamento alimentare dei felini, fatto di pasti piccoli e frequenti distribuiti durante tutta la giornata. Secondo gli autori della ricerca, queste informazioni potrebbero avere anche risvolti pratici molto concreti: elaborare nuove strategie alimentari per gatti con appetito ridotto, migliorare la gestione nutrizionale di gatti anziani o malati, e supportare lo sviluppo di alimenti per animali domestici formulati con variazioni olfattive pensate appositamente per mantenere alta la motivazione al consumo di cibo.