Il mercato del gas naturale sta attraversando una fase a dir poco drammatica. A dirlo non è qualche analista indipendente, ma l’Agenzia Internazionale dell’Energia, che ha fotografato una situazione ben più seria di quanto ci si potesse aspettare solo pochi mesi fa. La crisi in Medio Oriente ha provocato quello che viene definito un “grave shock dell’offerta”, con danni alle infrastrutture che rischiano di avere ripercussioni pesanti non solo nell’immediato, ma anche nel medio e lungo periodo.
Il punto centrale della questione è la chiusura dello stretto di Hormuz, passaggio strategico per il transito del gas naturale liquefatto a livello globale. Le forniture di GNL sono crollate del 20%, un dato che da solo basta a spiegare il livello di caos che si è scatenato sui mercati energetici. La forte incertezza ha fatto schizzare i prezzi verso l’alto, e questo ha avuto un effetto domino: la domanda nei principali mercati importatori si è contratta in modo significativo. Chi compra gas, in sostanza, si è trovato di fronte a costi insostenibili e ha dovuto tirare il freno.
Un’inversione brusca dopo mesi di crescita
La cosa che colpisce di più è il tempismo. Fino a poco tempo fa, la stagione 2025/2026 aveva mostrato segnali incoraggianti sia sul fronte della domanda che su quello dell’offerta di gas naturale. L’anno scorso, l’aumento della disponibilità di GNL aveva contribuito a tenere i prezzi sotto controllo, dando un po’ di respiro ai mercati. Poi è arrivato il colpo.
Tra ottobre e febbraio, il commercio globale di gas naturale era cresciuto del 12% su base annua. Una progressione solida, che lasciava ben sperare. Ma a marzo tutto è cambiato in modo radicale. La produzione di GNL è scesa dell’8%, equivalente a circa 4 miliardi di metri cubi in meno. Un calo netto, che ha ridisegnato completamente lo scenario.
Le esportazioni dal Golfo in caduta libera
A peggiorare ulteriormente il quadro sono stati i numeri provenienti dall’area del Golfo. Le esportazioni da Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono crollate di 9,5 miliardi di metri cubi, un dato impressionante che ha avuto conseguenze a catena su tutta la filiera. Le interruzioni nelle catene di approvvigionamento hanno rallentato le consegne del gas stesso, creando colli di bottiglia che si sono propagati ben oltre la regione di origine.
Il problema, secondo quanto riportato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, non è soltanto congiunturale. I danni alle infrastrutture nella regione mediorientale non si risolvono nel giro di qualche settimana, e questo significa che gli effetti sul mercato del gas naturale potrebbero farsi sentire ancora a lungo. La combinazione tra un’offerta drasticamente ridotta e una domanda compressa dai prezzi elevati ha creato una situazione di stallo che sarà difficile da sbloccare in tempi rapidi.