L’annuncio di Sony sull’addio ai dischi su PlayStation ha smosso parecchio il mercato videoludico e, com’era prevedibile, anche gli animi dei giocatori. C’era da aspettarselo un contraccolpo per GameStop, quello sì. La catena è legata a doppio filo alla vendita di videogiochi, nuovi e usati, e l’idea che il formato fisico stia lentamente sparendo lasciava presagire guai seri per i suoi conti. Invece no. O almeno, non nel modo che molti immaginavano. Perché mentre da una parte il gigante giapponese spinge sempre più forte verso il digitale, dall’altra il titolo in borsa non è affatto crollato come si sarebbe potuto pensare guardando solo alla superficie della faccenda.
La diversificazione che cambia le carte in tavola
Il punto è tutto qui, nella diversificazione. GameStop negli ultimi tempi ha smesso di puntare esclusivamente sui dischi fisici e ha allargato il campo verso gadget e hardware, categorie che con lo streaming e il download non c’entrano granché. Ed è proprio questa scelta a fare la differenza quando il vento cambia direzione. Ma ora? I puristi e gli amanti del collezionismo cosa faranno? C’è comunque una fetta sicuramente delusa da tale scelta, ma non abbastanza grande comunque da poter provocare “danni”.
Chi si aspettava per GameStop un tonfo immediato, insomma, ha dovuto ricredersi. La logica sembrava semplice, meno vendite di giochi fisici uguale meno incassi per la catena, e quindi titolo in caduta. Ma i mercati raramente seguono percorsi così lineari, e in questo caso il ragionamento non ha tenuto. La spinta di PlayStation verso un futuro senza supporti fisici resta comunque un segnale forte per tutto il settore. Il formato digitale avanza, i player storici del retail videoludico devono adattarsi, e chi lo ha fatto per tempo si trova adesso in una posizione decisamente più solida rispetto a chi ha continuato a fare affidamento sul vecchio modello di business.