A pochi giorni dall’ultimo avvistamento, Galaxy S26 FE rifà capolino su Geekbench. Non c’è molto di nuovo, va detto, almeno nulla che stravolga il quadro. Ma il passaggio sul benchmark vale come conferma di alcuni aspetti chiave del modello, dettagli che non hanno ancora un timbro ufficiale. E trattandosi di un dispositivo parecchio atteso, ogni indizio fa piacere.
Partiamo dall’unica vera differenza rispetto a prima. Il modello visto nei giorni scorsi portava la sigla SM-S741N, mentre quello passato da poco su Geekbench ha la sigla SM-S741B. La distinzione conta più di quanto sembri. La lettera “N” finale indica la variante pensata per il mercato sud coreano, il mercato di casa di Samsung. La “B”, invece, contraddistingue la versione destinata al resto del mondo, quindi anche all’Europa e all’Italia. Tradotto, quello che vedremo arrivare dalle nostre parti è proprio questo.
Sul piano tecnico le due varianti si somigliano come due gocce d’acqua, almeno guardando ciò che il benchmark riesce a rilevare. Entrambe montano 8 GB di RAM, girano su Android 17 (di fatto la beta della One UI 9.0) e si appoggiano al chip proprietario Exynos 2500 con una CPU a 10 core. Questi, con ogni probabilità, saranno i pilastri di Galaxy S26 FE una volta sul mercato.
Prestazioni da prendere con le pinze
Sui numeri legati alle prestazioni conviene andarci cauti. Il firmware in versione beta, con un’ottimizzazione ancora tutta da limare, può influenzare parecchio i risultati. Quindi non è affatto detto che il Galaxy S26 FE definitivo, quello che uscirà con la One UI 9.0 stabile, registrerà gli stessi punteggi visti adesso. Per la cronaca, su Geekbench il dispositivo ha totalizzato circa 2.100 punti in single core e 7.100 in multi core. Valori indicativi, niente di più, almeno per ora.
Spostandoci sul fronte costruttivo, alcune indiscrezioni recenti raccontano di scelte mirate al contenimento dei costi. Pare che Samsung abbia deciso di lasciar perdere la finitura opaca, quella che oggi caratterizza i modelli più costosi della gamma, per virare su una scocca posteriore lucida, meno onerosa da produrre. Stesso discorso per il pannello. Sempre per ragioni di costi di produzione, l’azienda potrebbe aver scelto un display fornito dalla cinese BOE invece di affidarsi alla propria divisione Display.
Due mosse che, messe insieme, avrebbero un obiettivo preciso. Attutire, almeno in parte, le ripercussioni sui listini causate dall’impennata dei prezzi delle memorie, un problema che in questo periodo sta mettendo sotto pressione un po’ tutto il settore. Resta da capire quanto questo basterà a tenere il prezzo finale entro una soglia ragionevole, ma intanto la direzione sembra tracciata.

