Foremyc è il progetto nato dall’intuizione di tre ragazzi poco più che ventenni, che hanno preso la passione per la montagna e l’hanno mescolata alla tecnologia fino a costruire qualcosa di concreto. Un’idea che li ha portati dritti alla World Final di Red Bull Basement 2026, l’iniziativa internazionale che dà una mano a giovani innovatori e imprenditori a far decollare progetti dal grande potenziale. E il loro punta a un obiettivo niente male, proteggere le foreste dagli effetti sempre più pesanti del cambiamento climatico.
L’edizione 2026 di Red Bull Basement si è chiusa da poco al Pier 48 di San Francisco, con numeri che fanno impressione. Più di 138.000 candidature arrivate da ogni parte del mondo e 43 progetti finalisti selezionati in oltre 40 Paesi. Idee e startup che spaziano su temi diversi, dalla sostenibilità alla salute, passando per agritech, educazione, smart city e sicurezza personale.
Cos’è Foremyc e come vuole salvaguardare le foreste
In mezzo a tutto questo c’era anche Foremyc, il progetto firmato da Federico Gabrieli, 24 anni, industrial designer, Iari Vanoschi, 25 anni, product designer, e Francesco Cantoni, 23 anni, anche lui product designer. Un team giovane con una missione chiara, usare dati, sensori e intelligenza artificiale per migliorare la tutela degli ecosistemi forestali, soprattutto quelli alpini, che sono sempre più esposti al cambiamento climatico.
Tutto è partito da un’esperienza vissuta in prima persona. “Frequentiamo molto la montagna e osserviamo da vicino quanto gli eventi climatici estremi stiano mettendo in difficoltà i suoi ecosistemi forestali. Quando abbiamo parlato con i gestori forestali e abbiamo chiesto loro come affrontano queste criticità, abbiamo subito pensato, qui la tecnologia potrebbe dare una grossa mano”, raccontano i fondatori.
Il funzionamento
Per spiegare come funziona, il team usa un’immagine semplice. Foremyc è un sistema che permette alle foreste di raccontare il proprio stato di salute. “Immaginate i nostri sensori come dei microfoni in grado di dare voce all’ecosistema forestale, e la nostra dashboard come un megafono che restituisce in modo chiaro ciò che gli alberi comunicano”, spiegano. L’idea di fondo è dare ai tecnici strumenti capaci di leggere le condizioni del bosco e prevenire i collassi legati alla crisi climatica.
Il cuore del progetto è un insieme di sensori sparsi sul territorio che raccolgono dati su microclima, umidità del suolo, luce, crescita degli alberi e perfino sulla presenza di insetti invasivi, come certi coleotteri che fanno danni seri ai boschi. I vari moduli parlano tra loro e mandano le informazioni a una piattaforma cloud tramite una rete LoRaWan, dando vita a una dashboard che offre ai gestori forestali un quadro aggiornato di quel che succede nel bosco.
Alla base dell’albero c’è Terrae, che tiene d’occhio umidità del terreno, temperatura e luce. Abes è una trappola intelligente che individua gli insetti invasivi grazie a un sensore ottico, mentre Fomes, fissato al tronco, controlla la crescita della pianta e i suoi movimenti millimetrici. Tutto finisce poi in Gibba, il modulo che trasferisce i dati in cloud e li rende consultabili dalla piattaforma digitale.
Un modello virtuale per leggere gli ecosistemi alpini
L’ambizione del team, però, va oltre il semplice monitoraggio. L’obiettivo è creare un modello virtuale che si aggiorna di continuo grazie ai dati raccolti sul campo e che permette di anticipare le criticità prima che diventino irreversibili. Più informazioni entrano nel sistema, più cresce la sua capacità di descrivere il comportamento dell’ecosistema e di sostenere decisioni mirate.
Uno degli aspetti più interessanti è l’incrocio tra osservazione satellitare e rilevazioni dirette sul territorio. “Il nostro sistema non si focalizza su un singolo parametro, ma punta a riprodurre in modo fedele le principali dinamiche che condizionano l’equilibrio della foresta. Utilizziamo dati satellitari per coprire aree vaste e sensori sul campo per ottenere un livello di dettaglio più preciso”, spiegano i fondatori. Anche i dispositivi sono pensati per chi nei boschi ci lavora ogni giorno, trasportabili negli zaini, installabili pure in zone scomode da raggiungere e con un approccio biomimetico e non invasivo.
A spingere tutto c’è la crisi climatica. “Ogni anno vediamo come le sue conseguenze si stiano intensificando. Perdere interi versanti di foresta significa perdere un’eredità ambientale, sociale e anche economica”.
La tutela della natura con l’aiuto dell’intelligenza artificiale
In questa partita anche l’intelligenza artificiale ha il suo peso. Non sostituisce l’esperienza umana, piuttosto aiuta a elaborare grandi quantità di dati, riconoscere correlazioni e fiutare possibili trend di rischio. Grazie al machine learning, il monitoraggio diventa sempre più continuo e preciso, trasformando dati complicati in informazioni utili per chi gestisce ogni giorno gli ecosistemi forestali.
Secondo il team, Foremyc potrebbe trovare spazio in parecchi contesti, dai consorzi forestali agli enti pubblici, dalle aziende del settore boschivo fino alla ricerca. Una rete di monitoraggio così potrebbe aiutare a proteggere la biodiversità, prevenire il dissesto idrogeologico, ma anche a salvaguardare risorse idriche, economie locali e il valore ambientale e turistico dei territori montani.