Firefox ha fatto una mossa che potrebbe cambiare parecchio le cose nel mondo dei browser, ma lo ha fatto in punta di piedi. Con il rilascio della versione 149, il browser di Mozilla ha integrato nel proprio codice adblock-rust, il motore di blocco della pubblicità sviluppato da Brave Software, senza che nelle note ufficiali di rilascio venisse spesa una sola parola sull’argomento. A far emergere la novità è stato Shivan Kaul Sahib, che ha scovato la cosa nel bug tracker interno di Mozilla, nascosta sotto un nome piuttosto generico: “Add a prototype rich content blocking engine”.
Come funziona adblock-rust e perché è importante
Il lavoro tecnico dietro questa integrazione porta la firma dell’ingegnere Mozilla Benjamin VanderSloot. Va detto subito: per il momento la funzione è disattivata di default. Nessun utente si ritroverà il blocco pubblicità attivo senza aver messo mano alle impostazioni. Però il fatto stesso che adblock-rust sia finito dentro Firefox racconta qualcosa di molto significativo sulla direzione che Mozilla potrebbe voler intraprendere nei prossimi mesi.
Per chi non lo conoscesse, adblock-rust è scritto in Rust, distribuito con licenza MPL-2.0, ed è esattamente lo stesso componente che fa girare il sistema di filtraggio nativo di Brave. Le sue capacità sono piuttosto solide: sa bloccare le richieste pubblicitarie a livello di rete, può applicare filtri per nascondere elementi indesiderati all’interno delle pagine web e, aspetto tutt’altro che secondario, è pienamente compatibile con le liste filtri in stile uBlock Origin. Per chi mastica un po’ la materia, uBlock Origin rappresenta lo standard di riferimento assoluto quando si parla di blocco degli annunci fatto come si deve.
Firefox e il segnale nascosto nella versione 149
Quello che rende questa storia particolarmente curiosa è proprio la scelta di Mozilla di non pubblicizzare l’integrazione. Non una riga nelle note di rilascio, nessun annuncio ufficiale, nessun post sui canali social. Eppure si tratta di una novità che potenzialmente potrebbe ridefinire il rapporto tra Firefox e la gestione della pubblicità online. Il fatto che il motore sia presente nel codice, anche se ancora spento, suggerisce che ci sia un piano più ampio in fase di sviluppo.
Vale anche la pena segnalare un dettaglio che allarga ulteriormente il quadro: Waterfox, un fork di Firefox piuttosto popolare tra gli utenti più esigenti in termini di privacy e personalizzazione, avrebbe già adottato questo stesso motore partendo proprio dall’implementazione introdotta da Mozilla. Questo significa che il lavoro fatto sul codice di Firefox sta già producendo effetti a cascata nell’ecosistema dei browser basati sulla stessa architettura.