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Una semplice fotografia del volto potrebbe offrire indizi preziosi sulle possibilità di sopravvivenza di una persona malata di cancro. È su questa idea che si basa FAHR Face, un sistema di intelligenza artificiale progettato per prevedere il rischio di mortalità e stimare l’età biologica dei pazienti con una diagnosi oncologica partendo soltanto da un ritratto del viso.
Quando arriva una diagnosi di tumore, iniziare le cure il prima possibile è fondamentale. Il vero nodo per gli oncologi però è un altro, cioè scegliere il trattamento più adatto da prescrivere. Si tende a pensare che puntare sempre sui farmaci più aggressivi sia la strada migliore, eppure nella realtà una terapia troppo pesante può rivelarsi fatale per il malato.
Le condizioni generali del paziente sono infatti uno degli elementi più delicati quando un’équipe medica deve decidere come procedere. Una persona molto anziana e fragile non può essere trattata come un ragazzo giovane e allenato. Finora questa valutazione si affidava quasi del tutto all’occhio clinico dello specialista, mentre oggi si lavora a un algoritmo capace di leggere il volto con una precisione sorprendente per ricavarne un profilo.
Come è stato addestrato FAHR Face
Per insegnare a una macchina a riconoscere i segni che la malattia lascia sul viso, i ricercatori non sono partiti da zero. Il modello di base è stato addestrato con oltre 40 milioni di fotografie del volto. Da lì il sistema è stato perfezionato su 34.363 immagini di pazienti oncologici, arrivando così a due versioni distinte. La prima, FAHR FaceAge, serve a calcolare l’età biologica, ovvero quanti anni dimostra davvero il corpo al di là della data di nascita. La seconda, FAHR FaceSurvival, è stata invece allenata in modo specifico per stimare il rischio di morte in generale.
Per verificare che lo strumento funzionasse sul serio e non si limitasse a memorizzare i dati dell’ospedale di partenza, il modello è stato sottoposto a una validazione indipendente su un gruppo diverso composto da circa 5.000 pazienti. Gli scienziati si sono anche assicurati che l’algoritmo non si lasciasse ingannare da fattori come il trucco, l’illuminazione, la posa o eventuali interventi di chirurgia estetica.
Dove guarda l’algoritmo e quanto ci azzecca
Secondo lo studio, per stimare l’età biologica l’IA concentra la propria attenzione sui solchi nasolabiali, sulla fronte e sulle tempie. Quando si tratta di prevedere la sopravvivenza, invece, il sistema si sofferma sulla zona sotto gli occhi e sul ponte nasale.
I risultati appaiono piuttosto solidi. I pazienti collocati dall’algoritmo nel quartile a rischio più alto mostravano una probabilità di morte 3,23 volte superiore rispetto a quelli del quartile a rischio più basso. Tradotto in numeri assoluti, su 122 persone classificate ad alto rischio il 52,5% è deceduto entro 90 giorni, un dato che dimostra come le previsioni si avvicinassero parecchio alla realtà.
Un supporto per i medici, non una sentenza
Nonostante cifre così rilevanti, gli esperti invitano alla cautela. Il sistema non diagnostica il cancro e non assegna una data di scadenza precisa a nessuno. Si tratta di stime puramente statistiche applicate a persone che hanno già ricevuto una diagnosi oncologica.
La tecnologia deve poi superare limiti importanti. I dati disponibili provengono da studi retrospettivi basati su gruppi di pazienti in prevalenza bianchi, motivo per cui sarà necessario continuare ad addestrare il modello affinché non discrimini in base al colore della pelle. Mancano inoltre informazioni dettagliate sulla tossicità specifica delle terapie e, soprattutto, nessuno studio clinico prospettico ha ancora dimostrato che l’uso di FAHR Face migliori le decisioni dei medici o prolunghi davvero la vita dei malati.
Fonte: TecnoAndroid


