Più di 800 caccia F-35 in servizio negli Stati Uniti, eppure solo uno su quattro è davvero pronto a fare tutto quello che dovrebbe. La cifra arriva dall’ultimo rapporto della GAO, l’ufficio che vigila sui conti pubblici americani, e racconta una storia diversa da quella che siamo abituati a sentire. Il problema dell’aereo da combattimento più simbolico della potenza aerea statunitense non sta nelle sue capacità, e nemmeno nel numero di unità previste per i prossimi decenni. Sta a terra.
Una flotta di caccia che vola sempre meno
I numeri parlano chiaro e non lasciano molto spazio alle interpretazioni. La GAO usa due parametri per misurare lo stato di salute della flotta. Il primo, chiamato mission capable, indica la percentuale di tempo in cui un velivolo può volare e svolgere almeno una delle missioni assegnate. Il secondo, il full mission capable, segna invece quando l’aereo è in grado di portare a termine tutte le missioni previste. Nell’anno fiscale 2025 la flotta americana di F-35 ha registrato il 44 per cento nella prima categoria e appena il 25 per cento nella seconda.
Detto in parole povere, questi caccia possono fare qualcosa per una parte limitata del tempo, ma risultano davvero pronti solo per un quarto. E non è una caduta improvvisa. Tra l’anno fiscale 2021 e il 2025 la tasso mission capable è scesa dal 67 al 44 per cento, mentre il full mission capable è crollato dal 38 al 25 per cento. Non parliamo di una piccola oscillazione legata alla manutenzione, ma di una perdita di disponibilità che dura ormai da anni.
Aerei nuovi, vecchi problemi
Una delle parti più curiose del rapporto riguarda proprio il calo del 2025, che non si spiega solo con i velivoli più anziani o con l’usura accumulata nel tempo. I responsabili dell’aeronautica hanno attribuito parte della discesa all’arrivo di aerei nuovi che non potevano volare in missione per via di ritardi sul software. A questo si sono aggiunti la carenza di pezzi di ricambio e i lavori di ispezione e riparazione per problemi di corrosione. C’è poi una manutenzione non ottimizzata, che non aiuta a ridurre né il carico di lavoro né il tempo passato a terra, oltre a una complessità tecnica notevole dovuta allo sviluppo continuo del programma.
Per cercare di mettere ordine, l’Ufficio del Programma Congiunto dell’F-35 ha avviato a giugno del 2025 un aggiornamento della propria strategia di sostegno, chiamato Global Support Solution Reset. L’obiettivo dichiarato per il 2030 è ambizioso, portare la tasso mission capable all’80 per cento e il full mission capable al 65 per cento sull’intera flotta. Sulla carta è il tentativo di correggere anni di problemi accumulati su manutenzione, ricambi e supporto industriale.
Quando il costo diventa il vero nemico
La soluzione, però, non passa solo dal riorganizzare i processi o ordinare più pezzi all’industria. Serve anche una bella iniezione di soldi. Il documento stima che occorreranno circa 12,8 miliardi di euro aggiuntivi fino all’anno fiscale 2031, anche se non tutta questa cifra rientra ufficialmente nel reset. L’Ufficio del Programma colloca quella parte intorno ai 2 miliardi di euro. Gli altri 10,7 miliardi servono a coprire una voragine più ampia, cioè la differenza tra quanto le forze armate avevano previsto di spendere e quanto in realtà richiede il mantenimento della flotta.
L’aereo più caro del mondo si fa pagare caro anche da fermo. Dal 2021 i costi di sostegno dell’F-35 hanno continuato a salire mentre il programma non raggiungeva i suoi obiettivi di rendimento. Per dare un’idea della scala, l’F-35 è il sistema d’arma più costoso del Dipartimento della Difesa, con costi di mantenimento stimati intorno ai 1.500 miliardi di euro lungo tutta la sua vita utile, secondo cifre del 2024. A metà degli anni Trenta le forze armate si troverebbero davanti a un buco annuale di oltre 900 milioni di euro tra quanto costerà tenere in piedi i loro F-35 e quanto ritengono sostenibile.
Gli auditor propongono piani di mitigazione del rischio per iniziative come il Global Support Solution Reset, una revisione degli incentivi nei contratti e un sistema affidabile per registrare cosa si paga, perché lo si paga e con quali risultati. Il Dipartimento della Difesa si è detto d’accordo con le raccomandazioni, ma la sfida resta tutta lì. L’F-35 rimarrà un pezzo centrale dell’aviazione militare statunitense ancora per decenni. Il punto è capire se quella centralità verrà misurata meno dal numero di aerei comprati e più da quanti sono davvero pronti quando servono.