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Esercizio fisico da piccoli, muoversi da adulti costa meno

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Fare esercizio fisico nell’infanzia potrebbe rendere il movimento meno faticoso per tutta la vita adulta. È quanto emerge da uno studio guidato dai ricercatori della Penn State, che per la prima volta hanno fornito una prova diretta di come le esperienze vissute durante la crescita possano cambiare la quantità di energia spesa per muoversi una volta diventati grandi. Il modello scelto non è l’essere umano ma un uccello, e i risultati hanno sorpreso persino gli autori.

Secondo Jonas Rubenson, professore di kinesiologia alla Penn State e autore senior della ricerca, la capacità di spostarsi in modo efficiente potrebbe avere un ruolo importante anche nell’evoluzione degli animali. Chi consuma meno energia per muoversi ha più risorse da dedicare ad attività essenziali come cercare cibo, cacciare e riprodursi. Il lavoro suggerisce che il dispendio energetico legato al movimento sia molto più adattabile di quanto la scienza avesse finora immaginato.

Pesi alle zampe fin da piccole, come è stato condotto l’esperimento

Il gruppo ha seguito 12 faraone, uccelli strettamente imparentati con i polli che camminano su due zampe proprio come le persone. L’osservazione è partita dalle due settimane di vita ed è proseguita fino alle 16 settimane, quando gli animali avevano quasi raggiunto la taglia adulta. Metà degli esemplari portava su una zampa una fascia di piombo pari al 4% del proprio peso corporeo, mentre gli altri sei sono cresciuti senza alcun carico. Per il resto condizioni di vita e routine di attività erano identiche per tutti.

A nove settimane è cominciato l’addestramento sul tapis roulant. Arrivati alle 16 settimane gli uccelli sono stati valutati con una camera metabolica a flusso collegata al nastro, uno strumento che misura l’ossigeno consumato insieme all’anidride carbonica e al vapore acqueo rilasciati. Per i ricercatori si tratta del metodo di riferimento quando bisogna stabilire quanta energia richieda una determinata attività. Ogni faraona è stata testata in tre situazioni diverse, cioè da ferma, mentre camminava senza peso e mentre camminava con la fascia sulla zampa.

Un risultato inatteso e le possibili ricadute sui bambini

Da fermi i due gruppi non mostravano alcuna differenza. Le cose cambiavano parecchio durante la camminata con il carico. Gli uccelli cresciuti senza pesi registravano un aumento del 23% nel consumo di energia rispetto alla camminata libera. Quelli abituati alla fascia fin da piccoli si erano invece adattati così bene da spendere addirittura un po’ meno energia con il peso che senza. “Gli uccelli sono diventati così efficienti da non usare più energia per trasportare il peso di quanta ne servisse per camminare senza”, ha spiegato Rubenson. E c’è dell’altro, perché in media le faraone allenate camminavano con la fascia consumando quanto gli esemplari comuni privi di qualsiasi carico.

Rubenson parla di carico sugli arti, ovvero lo stress meccanico applicato a braccia o gambe attraverso pesi o esercizio, che durante lo sviluppo aiuterebbe un animale a risparmiare energia per tutta la vita. Secondo lo studioso è uno dei primi lavori a indicare che comportamenti e ambiente in giovane età incidono sulla fatica del movimento da adulti. “Questo dimostra che gli animali, e probabilmente anche gli esseri umani, possono diventare più efficienti in base alle proprie esperienze di vita”, ha aggiunto.

Il passaggio alle persone non è ancora dimostrato, ma le domande sono interessanti. Un’ipotesi scientifica molto diffusa sostiene che si tenda a evitare il movimento quando appare impegnativo o richiede tanta energia. Se il meccanismo valesse anche per l’uomo, chi è stato poco attivo da bambino potrebbe faticare di più da grande per compiere gli stessi gesti, finendo per allenarsi ancora meno e alimentando un circolo di sedentarietà. “Nel complesso i bambini negli Stati Uniti oggi sono molto meno attivi delle generazioni precedenti”, ha osservato Rubenson. Più movimento attraverso il gioco e lo sport durante l’infanzia, secondo il ricercatore, potrebbe rendere più accessibile l’attività fisica in età adulta con tutti i suoi benefici, dalla salute del cuore a quella mentale, con effetti sulla salute pubblica.

Alla ricerca ha partecipato anche Stephen Piazza, professore di kinesiologia alla Penn State, insieme a diversi studenti di dottorato e collaboratori attuali ed ex dei due docenti. Lo studio è stato finanziato dal National Institute of Arthritis and Musculoskeletal and Skin Diseases, che fa parte dei National Institutes of Health.

Fonte: TecnoAndroid

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