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Era glaciale partita 2.000 anni fa, poi il clima l’ha fermata

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La prossima era glaciale sarebbe cominciata già 2.000 anni fa, in silenzio e senza che nessuno potesse accorgersene, ma il riscaldamento globale l’ha interrotta prima che arrivasse a manifestarsi davvero. È la conclusione a cui arriva uno studio della Columbia University pubblicato sulla prestigiosa rivista Science. Secondo i ricercatori, i segnali forniti dalla calotta di Barnes sono incontrovertibili. Si tratta dell’ultimo residuo del Laurentide, l’enorme ghiacciaio che fino a 20.000 anni fa ricopriva gran parte del Nord America, dal Canada all’Illinois.

Il quadro che emerge è piuttosto sorprendente. Il pianeta, nei suoi lunghissimi cicli naturali, avrebbe già imboccato la strada verso una nuova fase fredda. Quel processo però non è mai arrivato a compimento. A frenarlo e poi a bloccarlo del tutto sono stati proprio gli effetti del cambiamento climatico, che hanno ribaltato un equilibrio rimasto in piedi per secoli. Parlare di una glaciazione “mancata” non è quindi un’esagerazione, perché i dati raccolti indicano che il meccanismo era già in moto da tempo.

Cosa raccontano le tracce di carbonio 14

Per ricostruire questa storia gli scienziati si sono affidati all’analisi del carbonio 14, una tecnica che ha permesso di datare con precisione le fasi di espansione e di ritiro del ghiaccio. Attraverso queste tracce è stato possibile seguire passo dopo passo il comportamento della calotta e capire in quale direzione stesse andando. Il risultato ha sorpreso. La prossima glaciazione sarebbe in realtà partita da due millenni, avanzando lentamente come accade in questi fenomeni naturali, che si muovono su tempi molto lontani da quelli della vita umana.

Poi qualcosa si è inceppato. La spinta verso il freddo ha iniziato a rallentare fino a fermarsi negli anni Sessanta del secolo scorso, quando cominciavano a farsi sentire i primi evidenti effetti del cambiamento climatico. Il meccanismo alla base è abbastanza semplice da comprendere. Un ghiacciaio cresce quando la neve e il ghiaccio che si accumulano durante l’inverno superano ciò che si scioglie in estate. Nel caso della calotta di Barnes è successo l’esatto contrario. Gli accumuli invernali venivano più che compensati dallo scioglimento estivo, provocato dalle temperature sempre più alte. In pratica il ghiaccio perdeva più massa di quanta riuscisse a recuperarne, e l’avanzata si è trasformata in uno stallo.

È proprio questo squilibrio a rendere i dati così significativi. Non si tratta di una semplice oscillazione stagionale ma di un cambio di rotta che ha interrotto un processo naturale già avviato. La calotta di Barnes, in questo senso, funziona come un archivio a cielo aperto che conserva la memoria di ciò che stava per accadere e di ciò che invece è stato bloccato.

Le parole di Nicolás Young e ciò che resta del Laurentide

A spiegare il senso della scoperta è Nicolás Young della Columbia Climate School, che ha descritto la situazione con parole molto dirette. “Era appena agli inizi, tutto procedeva normalmente, la prossima glaciazione stava per verificarsi, eppure si è fermata”, ha dichiarato il ricercatore. E ha aggiunto che si tratta di “un esempio molto eloquente di come abbiamo sconvolto il sistema”. Una lettura che mette al centro il peso dell’attività umana sugli equilibri del clima, capace di incidere perfino su processi che si sviluppano nell’arco di migliaia di anni.

Il gigantesco Laurentide, che un tempo si estendeva su una porzione enorme del continente nordamericano, oggi sopravvive solo in forma ridotta. Ciò che rimane di quell’antica distesa di ghiaccio è appunto la calotta di Barnes, che si trova al centro dell’isola di Baffin.

Fonte: TecnoAndroid

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