Negli aeroporti di mezza Europa cresce la preoccupazione per il nuovo sistema europeo di controllo alle frontiere, che dovrebbe rendere più rapide e sicure le procedure ma per ora sta combinando l’opposto. Si chiama EES, sigla che sta per Entry/Exit System, ed è la soluzione pensata per registrare digitalmente chi arriva da Paesi extracomunitari. Il problema è che, dove è già attivo, sta generando rallentamenti, malfunzionamenti e file lunghissime, proprio nei momenti di maggiore affluenza.
Il meccanismo è semplice da spiegare. Al posto del classico timbro sul passaporto, il viaggiatore proveniente da fuori Unione Europea viene fotografato e gli vengono rilevate le impronte digitali. Tutto finisce in un archivio digitale che permette di tenere sotto controllo gli ingressi e le uscite, oltre alla durata effettiva dei soggiorni. Sulla carta è un passo avanti per i controlli alle frontiere. Nella pratica, però, i banchi automatici non sempre rispondono come dovrebbero e ogni passeggero in più che si blocca davanti alla macchina diventa una coda che si allunga alle spalle.
Le richieste di gestori e compagnie aeree
Chi gestisce gli scali e chi fa volare gli aerei guarda con apprensione soprattutto alla stagione estiva, quando il numero di passeggeri schizza verso l’alto e qualsiasi intoppo si trasforma in un effetto domino. Per questo le associazioni di settore chiedono più flessibilità, e in certi casi la possibilità di sospendere temporaneamente le procedure biometriche quando gli aeroporti vanno in sovraccarico. L’idea è semplice, evitare che un sistema nato per migliorare la sicurezza finisca per intrappolare migliaia di persone in fila, con il rischio concreto di perdere il volo.
Le parole più dure arrivano da chi vive il problema ogni giorno. Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma, ha spiegato al Financial Times che il processo si sta rivelando incompatibile con i picchi di afflusso che gli scali dovranno affrontare, arrivando a chiederne la sospensione per evitare quelli che ha definito senza giri di parole dei veri e propri disastri. Sulla stessa linea Stefan Schulte, presidente di Airports Council International Europe, l’organizzazione che rappresenta gli aeroporti del continente. Alla BBC ha usato toni altrettanto netti, dicendo che i politici dovrebbero smettere di fingere che il sistema EES funzioni, perché semplicemente non funziona.
Cosa significa per chi viaggia
Il nodo, alla fine, riguarda chi parte e chi arriva. Un controllo automatico che si inceppa non è soltanto un fastidio tecnico, ma può tradursi in tempi di attesa imprevedibili e in coincidenze saltate. Le compagnie aeree e i gestori chiedono quindi un margine di manovra, qualcosa che permetta di alleggerire la pressione nei momenti più caldi senza dover smantellare l’intero impianto. Per ora il braccio di ferro è aperto, da una parte le istituzioni che hanno voluto fortemente questo strumento di sicurezza alle frontiere, dall’altra chi negli aeroporti deve gestire concretamente folle, valigie e nervosismi.
Il messaggio che arriva dal mondo del trasporto aereo è insomma piuttosto chiaro. Il nuovo sistema, così com’è, fatica a reggere il ritmo dei grandi flussi e il timore è che con l’estate la situazione possa peggiorare. Le richieste di una pausa o di regole più morbide nei periodi di congestione restano sul tavolo, in attesa di una risposta da parte di chi quel sistema lo ha messo in piedi.