Il Dyson HushJet Mini Cool è il primo ventilatore portatile firmato dall’azienda britannica, e dopo settimane passate a provarlo emerge un quadro chiaro: tanta potenza, qualche compromesso e un prezzo che fa storcere il naso. Costa 90 euro circa, arriva in tre colori e dentro la confezione c’è tutto il necessario per usarlo ovunque, dal laccetto da collo alla base di ricarica, fino a una custodia da viaggio che, va detto, contiene l’intero dispositivo e non solo qualche pezzo.
L’idea di averlo a portata di mano nasce da situazioni molto concrete. Durante una sessione di hot yoga in una stanza a oltre 40 gradi, con l’aria calda che soffia sulla pelle, sognare qualcosa che rinfreschi diventa quasi un’ossessione. Ed è qui che il HushJet Mini Cool trova il suo senso: profilo sottile, peso piuma di appena 200 grammi e dimensioni che lo fanno sparire dentro una borsa o uno zaino da palestra senza problemi.
Potenza e modalità d’uso del Dyson HushJet Mini Cool
La ventola senza pale spinge fino a 88 km/h, una cifra notevole se si considera che il dispositivo misura 1,5 pollici di diametro e 7,9 pollici di altezza. Per dare un’idea, quel diametro è più o meno quello del quadrante di un orologio, lo stesso del phon Supersonic e dell’aspirapolvere PencilVac dello stesso marchio. Le velocità disponibili sono cinque, con in più una modalità boost che si attiva tenendo premuto il tasto più sulla velocità 5.
Si può usare in tre modi diversi: tenuto in mano, appeso al collo grazie al laccetto incluso che l’azienda chiama “neck dock”, oppure appoggiato in verticale su un tavolo. L’ugello ruota di 360 gradi, quindi quando lo si indossa al collo basta inclinarlo verso l’alto per puntarlo al viso. Un dettaglio apprezzabile è proprio il laccetto compreso nel prezzo, mentre con il concorrente Shark ChillPill certi accessori si pagano a parte, tra i 9 e i 36 euro circa. Per chi viaggia, c’è la batteria agli ioni di litio, che secondo le regole della sicurezza aeroportuale va trasportata nel bagaglio a mano. Quindi sì, si porta in valigia, controllando però sempre le indicazioni della propria compagnia aerea.
Batteria, rumore e prezzo: dove cede il passo
Qui arrivano i compromessi. La batteria da 5.000 mAh si ricarica in tre ore con il cavo e la base inclusi, e una volta carica regge fino a sei ore alla velocità 1, la più bassa. Quella è anche l’unica velocità utilizzabile mentre il dispositivo è sotto carica. Il rivale ChillPill, meno potente, arriva invece fino a undici ore alla velocità minima, cinque in più, anche se impiega mezz’ora in più a caricarsi.
Il capitolo rumore merita attenzione. Il motore gira a 65.000 giri al minuto ed è stato montato su un supporto in gomma antivibrazione per contenere il fragore. Dyson dichiara un massimo di 72,5 decibel, ma la misurazione effettuata in modalità boost, a circa 5 centimetri dal dispositivo, ha restituito 77,5 dBA. Per fare un paragone, una conversazione di gruppo o un aspirapolvere si aggirano sui 70 dBA. Tradotto: alla velocità 5 e in boost si sente parecchio, meglio tenerlo per gli spazi aperti e usare le impostazioni più basse al chiuso.
Sui colori la scelta è limitata a tre: rosa, blu e rosso con azzurro. Il ChillPill ne offre otto, e su questo fronte vince. Sul prezzo, invece, il Dyson da 90 euro circa resta caro, ma costa pur sempre 45 euro in meno del ChillPill, che ne chiede 135. Entrambi arrivano con garanzia limitata di due anni.
Chi cerca solo un ventilatore potente trova nel modello Dyson la risposta giusta. Chi invece vuole anche piastra raffreddante e nebulizzatore può guardare allo Shark ChillPill, spendendo di più. Sul mercato esistono poi alternative più economiche come il JisuLife Ultra2 a 68 euro circa e il Pro1 Mini a 56 euro circa: meno potenti, ma capaci comunque di rinfrescare.