Michel Franco non ha mai avuto paura di mettere lo spettatore a disagio, e con Dreams torna a farlo senza filtri. Il regista messicano racconta una relazione tossica che si gioca sul confine tra Stati Uniti e Messico, e la pellicola arriva nelle sale italiane portando con sé una storia che fa male proprio perché somiglia troppo alla realtà. Protagonisti sono Jessica Chastain e Isaac Hernández, in un racconto che parte da toni erotici per trasformarsi presto in qualcosa che assomiglia a una vendetta.
La trama ruota attorno a Fernando Rodríguez, un ballerino messicano legato a un’importante imprenditrice statunitense. Quando lui attraversa il confine, lei capisce che tutto ciò che ha costruito rischia di crollare, e decide di agire. Personaggi moralmente malati, dice Franco, dentro un contesto che mette i brividi per quanto è vicino a quello che succede davvero.
Una storia che parla di migranti e potere
Il regista non gira intorno alle motivazioni che lo hanno spinto a realizzare questo film. Da sempre lo infastidisce il modo in cui negli Stati Uniti i migranti, e in particolare i suoi connazionali messicani, vengono maltrattati o usati per alimentare paura e xenofobia con secondi fini politici. Gente, sottolinea, che andrebbe ringraziata perché sostiene l’economia di entrambi i Paesi attraverso le rimesse. Da qui l’idea di intrecciare una relazione tossica con il quadro politico tra i due Stati.
Franco ha le idee chiare anche sul rapporto tra cinema e politica. Per lui un buon film deve essere abbastanza complesso da esprimere idee che richiedono riflessione. Una pellicola può dire una cosa, contraddirsi e avere molti strati. Il cinema buono, ribadisce, contiene mistero. Quello che proprio non sopporta è il cinema usato come propaganda, quei film girati con un obiettivo troppo evidente che a volte sembrano potenti ma invecchiano malissimo e nessuno torna a rivederli.
Non a caso, dentro Dreams ci sono scene scomode anche per il Messico. Una in particolare nasce dalla tragedia avvenuta a Juárez tre anni fa, quando più di 60 persone, soprattutto venezuelani, morirono bruciate in un centro di detenzione per migranti, trattate come criminali. Se avesse voluto fare un film dal messaggio politico semplice, spiega il regista, non avrebbe mai mostrato cose del genere. Un film, dice, non deve contenere messaggi, deve dialogare con chi guarda e anche ascoltarlo.
Gli attori e la zona grigia dei personaggi
Sul fronte recitazione, il rapporto con Jessica Chastain resta uno dei punti di forza. Franco la definisce la migliore collaboratrice che possa avere, un’attrice carismatica e intelligente che capisce cosa succede dietro la macchina da presa e che spesso interpreta il copione meglio di quanto lui stesso avesse immaginato. Ogni volta che gira con lei, ammette, il film cresce.
Diverso il discorso per Isaac Hernández, ballerino di professione. Il regista racconta di aver attinto molto al suo carisma e al suo talento, ma anche alla sua personalità magnetica. Quello che lo rende uno dei migliori ballerini al mondo, dice, non è solo la tecnica, ma il modo in cui trasmette emozioni senza sforzo apparente. Tanto da sentirsi quasi in colpa per averlo allontanato per un po’ dalla danza durante le riprese.
C’è poi il nodo della direzione degli attori quando i personaggi compiono scelte moralmente discutibili. È la base di quasi tutte le sue sceneggiature, spiega Franco, le debolezze e gli errori che i protagonisti commettono quando si sentono con le spalle al muro. Da lì parte sempre il dialogo con chi recita. E qui arriva la sua regola più netta. Se si accorge che un attore non si sente a suo agio o non avrà piacere a esplorare tutto ciò che il suo personaggio fa di sbagliato, capisce che non deve lavorare con lui, perché i problemi sul set diventerebbero insormontabili.
Quanto ai nuovi incentivi fiscali pensati per attirare più produzioni in Messico, Franco li accoglie con favore, anzi pensa che siano arrivati con molto ritardo. Molti set, ricorda, sono finiti in altri Paesi come Repubblica Dominicana o Colombia proprio per via di quei vantaggi. Il cinema, conclude, è il mezzo che per natura riesce a riunire chi vuole collaborare in Messico e a mostrare attraverso le pellicole la diversità del Paese.