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Il rapporto tra Donald Trump e Google è finito di nuovo al centro dell’attenzione dopo una frase pronunciata dal presidente americano davanti ai suoi sostenitori, una battuta molto colorita che descrive senza troppi giri di parole il cambio di clima tra la Casa Bianca e i colossi della tecnologia. Il passaggio è arrivato durante un comizio e, come spesso accade con le uscite di Trump, ha fatto rapidamente il giro dei media. Anche perché accanto all’attacco, o forse sarebbe meglio dire alla rivendicazione, c’era un riferimento preciso a Google Maps.
Per capire il peso di quelle parole serve fare un passo indietro e guardare al contesto in cui sono state pronunciate. Il legame tra l’amministrazione e le grandi aziende della Big Tech è diventato uno dei dossier più delicati di questa fase politica americana, e non da oggi.
Il secondo mandato e il nuovo equilibrio con la Silicon Valley
Durante il secondo mandato di Trump i contatti tra la presidenza e i vertici della Silicon Valley si sono moltiplicati. Ci sono stati incontri con i dirigenti delle principali società del settore, donazioni e una serie di decisioni che hanno sollevato più di qualche perplessità. Il risultato è un quadro piuttosto confuso, dove il confine tra una normale collaborazione istituzionale e la ricerca del favore politico appare sempre più sottile.
Non è un dettaglio da poco. Quando le aziende che gestiscono motori di ricerca, piattaforme e servizi usati ogni giorno da miliardi di persone si avvicinano così tanto al potere politico, il tema smette di essere soltanto economico. Diventa una questione di equilibri, di influenza e di trasparenza. Ed è proprio su questo terreno che si inserisce la frase del presidente, che sembra tutt’altro che preoccupato dalla piega presa dagli eventi. Anzi, a giudicare dalle sue parole, l’inquilino della Casa Bianca appare piuttosto soddisfatto della situazione. Il cambio di atteggiamento dei giganti tecnologici nei suoi confronti viene presentato quasi come una vittoria personale, un segnale di quanto siano mutati i rapporti di forza rispetto al passato.
La frase pronunciata in Kentucky e il riferimento a Google Maps
Il comizio in questione si è tenuto il 17 ottobre a Highland Heights, in Kentucky. Parlando di Google, Trump ha usato un’espressione che lascia ben poco spazio alle interpretazioni: “Durante il mio primo mandato Google non avrebbe nemmeno risposto a una mia telefonata. Adesso mi leccano il culo”.
Una dichiarazione volutamente provocatoria, costruita sul contrasto tra due momenti diversi della carriera politica del presidente. Da una parte gli anni del primo mandato, quando secondo il suo racconto la società di Mountain View lo ignorava del tutto. Dall’altra il presente, con un’azienda che a suo dire si mostra fin troppo accomodante. Il linguaggio è quello tipico dei comizi di Trump, diretto e senza filtri, pensato per strappare applausi alla platea più che per entrare nel merito delle questioni. Le reazioni non si sono fatte attendere e la frase ha attirato parecchia attenzione, anche per il tono decisamente fuori dagli schemi rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un capo di Stato. A far discutere però non è stata soltanto la scelta delle parole. A rendere la dichiarazione ancora più notevole è stato il fatto che fosse accompagnata da un riferimento diretto a Google Maps, il servizio di mappe e navigazione dell’azienda, citato dal presidente proprio nello stesso passaggio dedicato al colosso californiano.
Fonte: TecnoAndroid


