Capita sempre più spesso che davanti agli orari di un film bisogni anche decidere in quale formato vederlo. La sala tradizionale resta un’opzione valida, con uno schermo molto più grande di quello che la maggior parte delle persone ha in casa e un audio decisamente migliore. Ma in molti cinema spuntano anche le proiezioni in Dolby Cinema o Imax, due formati premium che parecchi spettatori faticano a distinguere tra loro. La differenza, in realtà, parte da un’idea di fondo diversa.
Tutto si gioca sull’intenzione. Imax punta sulla scala, con schermi enormi e macchine da presa specializzate o flussi di lavoro digitali pensati apposta durante le riprese. Dolby Cinema, invece, ragiona sulla precisione, con sistemi audio spaziali sofisticati, immagini sonore basate sugli oggetti e una versione proprietaria dell’alta gamma dinamica, l’HDR. In pratica conviene scegliere Imax per sentirsi inghiottiti dal film, mentre Dolby Cinema è la strada giusta per chi cerca un suono immersivo e chirurgico unito a un’immagine che salta fuori dallo schermo.
Entrambi i formati hanno il loro posto e un regista può lavorare con l’uno o con l’altro. Alcuni, come Christopher Nolan dietro Oppenheimer e The Odyssey, oppure Ryan Coogler di Sinners, hanno sposato Imax per dare alle loro storie un respiro più grande della vita. Altri, vedi Guillermo del Toro con Frankenstein e James Cameron con Avatar: Fire and Ash, hanno abbracciato Dolby Cinema. Molti film escono comunque in entrambe le versioni, e tocca al pubblico capire quale renda meglio in ciascun caso.
Imax, la scala epica per chi gira e lo spettacolo per chi guarda
Chi è già entrato in una sala Imax lo sa bene, qui conta la proporzione. All’inizio veniva usato per i documentari naturalistici, e su questo c’è poco da discutere, un documentario sulla fauna selvatica visto in Imax è un’altra cosa. Poi se ne sono accorti anche i registi di blockbuster. La sua particolarità sta nel legame tra macchina da presa e sala.
Le riprese dedicate vengono girate in 1.43:1, 15 perforazioni, su pellicola 65mm con una camera apposita. L’ultima si chiama Keighley ed è stata avvistata di recente sul set di The Odyssey di Christopher Nolan. I film per Imax possono nascere anche da un flusso digitale ottimizzato per il formato e montato in un esclusivo rapporto 1.90:1. Se parte del girato è su pellicola Imax, il film può essere etichettato come “shot with Imax”, mentre chi adotta un flusso digitale Imax fin dall’origine può dire che il proprio film è stato “filmed for Imax”. Ogni produzione passa poi attraverso un processo chiamato digital image remastering, il DMR, che fa rendere al meglio le immagini sullo schermo gigante.
Le sale Imax sono costruite su misura, con una geometria della stanza precisa, una disposizione studiata degli altoparlanti e quello schermo enorme. È curvo e va dal pavimento al soffitto, ecco perché i film Imax sembrano avvolgere completamente chi guarda. Un tempo si proiettava con un rivoluzionario proiettore a pellicola, oggi le sale più recenti usano un proiettore laser. A fine 2025 nel mondo c’erano appena 1.829 schermi del genere, anche se la lista di ordini in arrivo è lunga.
Dolby Cinema, suono di precisione e immagini vivide
Dolby è una presenza fissa nel mondo del cinema da decenni, tanto che il suo nome compare sul Dolby Theatre dove ogni anno si tengono gli Oscar. L’azienda, per esteso Dolby Laboratories, lavora soprattutto sulla tecnologia audio. Chi ha mai cercato un impianto home theater avrà sentito parlare di Dolby Atmos, e quello è poco più della metà di ciò che rende Dolby Cinema così coinvolgente. Il resto lo fa la specifica di proiezione Dolby Vision, con un proiettore laser dedicato e i classici rapporti CinemaScope o Flat.
Dolby Atmos è una gamma proprietaria di tecnologie che mescola il mixaggio audio tradizionale a canali con quello basato sugli oggetti. Ogni suono viene tracciato come un oggetto a sé in uno spazio virtuale tridimensionale. Al momento il formato regge un letto audio a 9.1 canali insieme a un massimo di 118 oggetti spaziali. Per gestire tutto questo, una sala Dolby Cinema deve essere costruita apposta, con fino a 64 altoparlanti distribuiti davanti, ai lati, dietro e sopra il pubblico. Risultato, ogni esplosione sembra accadere addosso allo spettatore.
L’altro pezzo del puzzle è Dolby Vision, semplicemente il marchio con cui l’azienda chiama la sua versione dell’HDR. Come ogni tecnologia del genere, approfondisce i livelli di contrasto per restituire neri intensi e colori più brillanti e ricchi. L’HDR fa la sua bella figura sulla TV di casa, ma in sala dà ancora di più. I proiettori comuni dei cinema non riescono a produrre neri profondi e tendono a virare verso il grigio, mentre Dolby Vision aggira il limite con proiettore laser e schermo specializzati, arrivando a rapporti di contrasto fino a 1.000.000:1.