La battaglia legale tra due colossi delle action cam entra nel vivo: DJI ha depositato negli Stati Uniti una doppia causa contro Arashi Vision, l’azienda dietro il marchio Insta360, accusandola di aver copiato la linea Osmo Pocket per realizzare le sue gimbal camera Luna Pro e Luna Ultra. L’accusa è netta e arriva da lontano, con documenti depositati presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto orientale del Texas.
Stando a quanto emerge dagli atti, DJI avrebbe preparato il contenzioso con largo anticipo, aspettando l’avvio delle vendite della serie Luna sul mercato americano, partite il 10 giugno, prima di muoversi formalmente. Non si tratta soltanto di una somiglianza estetica tra i prodotti, anche se quella pesa parecchio. Il punto è che, secondo l’azienda, le due camere riprenderebbero una combinazione di soluzioni di design e tecniche già protette dai brevetti della famiglia Osmo Pocket.
La prima causa ruota attorno a due brevetti di design. DJI tira in ballo pure il modo in cui Insta360 ha presentato la nuova gamma, tra materiali promozionali, teaser e dimostrazioni pubbliche al NAB Show 2026. L’idea, secondo l’accusa, è che Luna Pro e Luna Ultra siano state proposte come rivali dirette della linea Osmo Pocket, con la stessa impostazione di fondo: una camera gimbal portatile, con ottica integrata e una struttura pensata per girare clip stabilizzate in formato tascabile.
I dettagli del prodotto finiti sotto accusa
L’elenco degli elementi contestati è lungo e specifico. DJI cita il corpo allungato, il collegamento tra impugnatura e gruppo gimbal, l’insieme formato da gimbal e fotocamera, il modulo superiore, il display ruotabile con cornice, la sezione inferiore con la rotella di controllo e il pulsante di registrazione, lo slot laterale per gli accessori e l’apertura della porta alla base. Tutti dettagli che, secondo la società, rientrano nell’ornamental design coperto dai brevetti richiamati.
C’è poi un aspetto che potrebbe far lievitare il conto. Negli atti, DJI sostiene che Insta360, almeno dal momento della notifica del ricorso, sarebbe consapevole dei brevetti contestati e della presunta violazione. Tradotto: se l’azienda continuasse a importare, produrre, vendere e offrire in vendita i prodotti accusati, quella condotta verrebbe considerata intenzionale, aprendo la strada a un riconoscimento di danni maggiorati.
Stabilizzazione e tracking nel mirino della seconda causa
La seconda causa cambia terreno e si concentra sul modo in cui le camere Luna gestiscono stabilizzazione e tracking. Qui DJI chiama in causa quattro brevetti. Uno riguarda il passaggio tra modalità follow e locked tramite un singolo comando. Un altro descrive il tracking del soggetto integrato con la visualizzazione in tempo reale sul display, senza dover ricorrere a un’app esterna.
Gli altri due brevetti citati hanno a che fare con il rapporto tra immagine ripresa e movimento del gimbal. Uno spiega il metodo con cui il dispositivo usa l’immagine del soggetto per generare i comandi inviati ai motori dello stabilizzatore. L’altro fa riferimento a un sistema autonomo capace di inseguire un soggetto e mostrare la ripresa direttamente sullo schermo integrato.
Tra i prodotti finiti nel contenzioso ci sono anche gli accessori compatibili con Luna e l’app mobile di Insta360. DJI chiede al tribunale di bloccare in modo permanente la vendita dei prodotti contestati e di riconoscere un risarcimento economico, con una cifra non inferiore a una royalty ragionevole. Nel pacchetto delle richieste rientrano pure la restituzione dei profitti ottenuti e ulteriori danni maggiorati. Questa nuova battaglia si somma a un’altra causa che DJI aveva avviato contro Insta360 all’inizio dell’anno, sempre per presunta violazione di brevetti, ma in quel caso legata a tecnologie di elaborazione delle immagini nel settore dei droni.
