Devil May Cry 5 ha appena fatto il suo debutto su Nintendo Switch 2 nella versione Devil Hunter Edition, e il risultato sembra davvero notevole. CAPCOM ha portato sulla console giapponese di ultima generazione un titolo che, stando alle prime analisi tecniche, potrebbe rientrare tra le conversioni più riuscite viste finora sulla piattaforma. Un lavoro di ottimizzazione tutt’altro che superficiale, che spinge l’hardware portatile parecchio oltre le aspettative.
Un porting che sorprende sotto il profilo tecnico
La cosa interessante è il livello di cura messo nel porting. Niente di buttato lì alla svelta, insomma. Il risultato è una qualità grafica che resta sostanzialmente in linea con quella della versione originale per PlayStation 4, ma con un guadagno netto sul fronte della fluidità. E questo è il punto che fa la differenza, perché parliamo di un gioco dove i fotogrammi al secondo contano eccome, dato il ritmo frenetico dei combattimenti.
Quando si parla di azione così serrata, la stabilità del frame rate non è un dettaglio da poco. CAPCOM è riuscita a tenere insieme le due cose, fedeltà visiva e prestazioni, senza sacrificare l’una a favore dell’altra. Un equilibrio che su una console portatile non è mai scontato.
Fino a 120 fotogrammi al secondo in modalità portatile
I numeri raccontano bene la portata del lavoro svolto. In modalità portatile, con la console configurata per l’output a 120 Hz, Devil May Cry 5 riesce a raggiungere e mantenere frequenze comprese tra 90 e 120 fotogrammi al secondo. Merito anche del supporto al Variable Refresh Rate, il cosiddetto VRR, integrato direttamente nello schermo di Nintendo Switch 2.
Questa tecnologia permette di sincronizzare l’aggiornamento dell’immagine con la potenza che l’hardware riesce effettivamente a erogare momento per momento, riducendo quei fastidiosi cali e quelle micro interruzioni che possono rovinare l’esperienza durante le sequenze più concitate. Tradotto in pratica significa un’azione più pulita e reattiva, esattamente quello che serve a un titolo di questo genere.
Il fatto che una console portatile riesca a gestire numeri del genere su un gioco visivamente impegnativo come questo dice molto sulle capacità della nuova macchina di Nintendo. E dice altrettanto sull’attenzione che CAPCOM ha dedicato a questa conversione, andando a limare ogni aspetto per ottenere il massimo dall’hardware disponibile. La Devil Hunter Edition diventa così un esempio concreto di cosa si può spremere da Switch 2 quando il lavoro viene fatto con la giusta dose di pazienza e competenza tecnica.