DeepSeek ha deciso di alzare la posta. Dopo aver spiazzato mezza Silicon Valley con un modello open source costruito spendendo una frazione di quello che investono i colossi americani, l’azienda cinese punta adesso a qualcosa di più ambizioso, cioè progettare in casa i propri chip per l’intelligenza artificiale. Il lavoro riguarda un processore pensato per l’inferenza AI, con contatti già avviati verso alcuni partner produttivi e una campagna di reclutamento di ingegneri partita in sordina. L’idea di fondo è chiara, ridurre la dipendenza da fornitori esterni come Huawei e NVIDIA.
Dai modelli low cost ai processori fatti in casa
Vale la pena chiarire subito una cosa. Il chip su cui sta lavorando DeepSeek non serve ad addestrare nuovi modelli, ma all’inferenza, ossia a far girare modelli già pronti. È la stessa categoria di prodotto che OpenAI ha appena mostrato con Jalapeño, sviluppato insieme a Broadcom. La differenza sta nell’obiettivo. OpenAI vuole liberarsi un po’ dalla morsa delle GPU di NVIDIA, mentre DeepSeek gioca su due fronti, staccarsi sia da NVIDIA, le cui soluzioni più avanzate non possono nemmeno arrivare in Cina per via delle restrizioni statunitensi, sia da Huawei, che rappresenta l’alternativa interna. Le trattative con i partner di produzione sono già in corso e le assunzioni procedono senza troppo clamore.
La reputazione di questa azienda si è costruita facendo di più con meno, e questo è il punto. Il suo modello open source riusciva a tenere testa a GPT-4 e Claude usando molte meno risorse di calcolo. Quando comparve sulla scena, il titolo NVIDIA bruciò centinaia di miliardi di valore in una sola giornata, perché se una realtà cinese ottiene risultati simili con meno chip, allora la fame di GPU non è così infinita come Wall Street si era convinta.
Adesso la domanda che circola è semplice. Se DeepSeek riuscisse a ripetere quella mossa anche sul fronte hardware, cioè prestazioni competitive con costi più bassi, l’onda d’urto sul mercato dei processori AI potrebbe farsi sentire eccome. E questo pur sapendo che quei chip, con ogni probabilità, non usciranno mai dai confini cinesi a causa dei controlli sulle esportazioni.
La corsa globale ai chip proprietari
Il tema dei chip proprietari è ormai un’ossessione trasversale. Un po’ tutti vogliono affrancarsi da NVIDIA, e la spinta verso l’indipendenza corre a livello mondiale. Per la Cina, però, il discorso cambia di segno. Non si tratta di una scelta dettata dai conti, ma di una vera necessità strategica. I controlli sulle esportazioni imposti dagli Stati Uniti restringono l’accesso cinese alle GPU più potenti, e a quel punto costruirsi i chip da soli diventa quasi l’unica strada percorribile.
Il piano di DeepSeek si inserisce dunque in questo scenario più ampio, dove la posta in gioco non è solo tecnologica ma anche geopolitica. Un’azienda che ha già dimostrato di sapersi muovere in modo diverso rispetto ai grandi nomi occidentali, e che ora prova a estendere la sua filosofia del risparmio anche al cuore fisico dell’intelligenza artificiale, cioè il processore. Le trattative con i produttori restano il tassello da cui dipenderà davvero la riuscita di tutto il progetto.