Chi guarda il calcio con un abbonamento pirata farebbe bene a fermarsi un attimo a riflettere, perché DAZN ha deciso di cambiare marcia nella lotta contro l’IPTV illegale e il cosiddetto pezzotto. Non più solo minacce o comunicati di facciata, ma vere azioni legali rivolte direttamente a chi si abbona ai sistemi fuorilegge. A confermarlo è stato Romano Righetti, General Counsel di DAZN Italia, che ha spiegato come la società italiana sia ormai passata dalle parole ai fatti.
La stretta arriva dopo un periodo in cui la Guardia di Finanza aveva già messo nel mirino i singoli utenti. Durante la stagione appena conclusa, infatti, sono partite le prime multe verso chi utilizzava questi servizi illegali per seguire le partite senza pagare un abbonamento regolare. Un segnale chiaro, quello delle Fiamme Gialle, che ora trova un seguito ancora più deciso da parte delle piattaforme.
Dalle sanzioni della Guardia di Finanza alle cause legali
Il punto interessante di questa vicenda è proprio il passaggio di testimone. Se prima toccava soprattutto agli organi dello Stato intervenire con le sanzioni, adesso la palla è finita nelle mani delle singole piattaforme televisive. E DAZN sembra intenzionata a giocarsela fino in fondo, avviando cause legali dirette contro gli abbonati ai sistemi illegali. Non più solo chi vende o gestisce questi flussi pirata, quindi, ma anche chi li acquista e li utilizza per risparmiare qualche euro sull’abbonamento.
Il fenomeno della pirateria audiovisiva, del resto, continua a crescere e rappresenta un problema enorme per chi investe cifre importanti nei diritti televisivi. Ogni utente che sceglie un servizio illegale è un mancato introito per le società che quei diritti li pagano profumatamente. Ecco perché la strategia di colpire direttamente gli abbonati, e non solo chi sta a monte della filiera, appare come un tentativo di scoraggiare alla radice il ricorso al pezzotto e ai sistemi IPTV clandestini.
Le parole di Romano Righetti lasciano poco spazio all’interpretazione. La società ha deciso di percorrere la strada delle azioni legali, con l’obiettivo di rendere sempre più rischioso affidarsi a questi metodi per guardare lo sport in streaming. Un cambio di rotta netto, che segna un nuovo capitolo nella battaglia tra le piattaforme legali e chi prova ad aggirarle.