Il nuovo dazio di 3 euro sui pacchi di piccolo valore provenienti da fuori dall’Unione europea è realtà da oggi, e la Commissione europea si affretta a rassicurare tutti: nessun costo extra per chi compra online. La promessa suona bene sulla carta, ma vale la pena capire come funziona davvero questo balzello e chi finirà per pagarlo.
Chi deve mettere mano al portafoglio, almeno sulla carta
Fino a ieri esisteva un’esenzione pensata in tempi diversi, quando gli acquisti online erano ancora una cosa sporadica. Adesso lo scenario è ribaltato. Le piattaforme di e-commerce, soprattutto quelle cinesi, riversano sul mercato europeo miliardi di prodotti a prezzi stracciati. Il risultato è stato pesante: negozi fisici costretti a chiudere e un impatto ambientale sempre più evidente. Da qui la scelta di Bruxelles di eliminare l’agevolazione, motivandola con la volontà di “aumentare l’equità per le aziende dell’UE e la sicurezza per i consumatori”.
Si parla comunque di una misura temporanea. Il dazio resterà in vigore fino al 1 luglio 2028, data in cui entrerà in funzione il nuovo centro doganale digitale. Nel frattempo, chi deve pagare? In teoria le piattaforme stesse, oppure qualsiasi attività coinvolta nella vendita e nel trasporto delle merci importate. Il consumatore, dunque, non dovrebbe trovarsi a sborsare nulla al momento della consegna. La parola chiave, però, è “dovrebbe”. Perché è molto probabile che quei 3 euro vengano recuperati altrove, cioè con un ritocco verso l’alto dei prezzi finali dei prodotti. Un giro largo per arrivare comunque alla tasca di chi acquista.
Come si calcola e cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Un dettaglio importante riguarda il metodo di calcolo. Il dazio non si applica per pacco, ma per singola tipologia di articolo. Facciamo un esempio pratico: se in una stessa spedizione ci sono cinque magliette e un orologio, il conto sale a 6 euro. A questa cifra va poi aggiunta l’IVA, che in Italia è al 22%.
E le novità non finiscono qui. Dal 1 novembre 2026 entrerà in scena anche una tassa di gestione doganale, il cui importo però è ancora tutto da definire. C’è poi il capitolo delle imposte nazionali. La Commissione europea ha chiarito che le eventuali tasse decise dai singoli Stati dovranno essere cancellate. Nel caso italiano si parla di un balzello da 2 euro, che sarebbe dovuto scattare dal 1 ottobre 2026 e che, seguendo le indicazioni di Bruxelles, andrà revocato.
Il quadro, insomma, è quello di un sistema in evoluzione, con più livelli di costo che si sovrappongono e regole ancora in fase di assestamento. La Commissione europea insiste sul fatto che il nuovo assetto punta a mettere sullo stesso piano le aziende europee e i colossi dell’e-commerce extra UE, riequilibrando un mercato che negli ultimi anni ha visto crescere in modo enorme il flusso di merce a basso prezzo dalla Cina. Se poi tutto questo resterà davvero invisibile per gli utenti finali, o se si tradurrà in listini leggermente più cari, sarà l’esperienza concreta dei prossimi mesi a dirlo.