I data center spaziali immaginati da Elon Musk stanno facendo tremare gli astronomi di mezza Europa, e non per fantascienza. Un milione di satelliti per SpaceX, 50 mila specchi orbitanti per rivendere luce solare dopo il tramonto: gli scienziati hanno fatto due conti e il risultato è che il cielo stellato rischia di sparire dalle nostre notti. L’allarme arriva dall’Osservatorio europeo australe, l’ESO, che dal deserto cileno dell’Atacama punta verso l’alto alcuni degli strumenti più potenti mai costruiti, finanziati da sedici Stati membri tra cui la Francia.
Il primo luglio, sulla rivista Astronomy & Astrophysics, l’istituzione ha pubblicato il primo studio che prova a misurare cosa combinerebbero le cosiddette megacostellazioni ai suoi telescopi. E i numeri fanno girare la testa. L’industria spaziale, oggi, propone di spedire in orbita bassa qualcosa come 1,7 milioni di satelliti. Indovinate un po’ chi ne rivendica la fetta più grossa.
Un milione di satelliti SpaceX e specchi più luminosi della Luna piena
Il progetto più vertiginoso dorme nei cassetti della FCC, l’autorità americana delle telecomunicazioni, dove SpaceX ha depositato una richiesta per un milione di satelliti dedicati a centri di calcolo orbitali. L’idea, in soldoni, è portare in orbita i calcoli dell’intelligenza artificiale, alimentati da un sole che non tramonta mai e liberati dalle bollette elettriche che pesano sui data center a terra. Un’ambizione che lascia lontanissimi i 10.400 Starlink già in servizio, che pure rappresentano il grosso dei circa 14 mila satelliti attivi intorno alla Terra.
La startup californiana Reflect Orbital spinge il concetto ancora più in là, puntando a 50 mila specchi orbitanti entro il 2035, pensati per vendere luce solare dopo il tramonto. Sì, avete letto bene, è proprio il modello di business. Visto dall’interno del fascio, ogni specchio brillerebbe quattro volte più della Luna piena. Visto di lato, quanto Venere. La costellazione Cinnamon di E-Space, due progetti cinesi e l’armata Leo di Amazon completano un quadro che fa sembrare Starlink poco più di una prova generale.
Le simulazioni dello studio mettono nero su bianco i danni per la prima volta. Nello scenario peggiore il Very Large Telescope perderebbe fino al 28 per cento del suo campo visivo, saturato da scie luminose. L’osservatorio Vera Rubin, entrato in servizio l’anno scorso con la fotocamera digitale più grande del mondo, si ritroverebbe con immagini inutilizzabili per diverse ore ogni notte.
Perché gli astronomi chiedono un tetto a 100 mila satelliti
I primi attriti risalgono al maggio 2019, quando i primissimi convogli di satelliti Starlink avevano rigato le foto degli osservatori scatenando la protesta degli astronomi. All’epoca SpaceX aveva collaborato, testando vernici scure e parasole per attenuare la brillantezza dei suoi mezzi, con risultati giudicati onesti dagli addetti ai lavori. Sette anni dopo, però, i rapporti di forza sono cambiati di scala. Nel 2020 ci si preoccupava di 42 mila satelliti, oggi l’industria ne promette quaranta volte tanti.
La risposta dell’ESO sta in un tetto globale di 100 mila satelliti in orbita bassa, a patto che restino sotto la soglia di visibilità a occhio nudo. Una delle autrici dello studio parla apertamente di minaccia esistenziale. Oltre quel limite gli oggetti artificiali finirebbero per superare in numero le stelle visibili, e telescopi da miliardi di euro passerebbero le notti a fotografare traffico spaziale.
La battaglia normativa, per ora, si gioca a Washington. ESO, Royal Astronomical Society e Unione astronomica internazionale hanno sommerso la FCC di commenti: 1.800 sul dossier Reflect Orbital, quasi 1.500 su quello di SpaceX. L’Europa muove le sue pedine con il progetto di EU Space Act, che imporrebbe agli operatori di limitare l’inquinamento luminoso dei satelliti, una richiesta che Washington giudica già inaccettabile. Il Reflect Orbital, dal canto suo, promette specchi spenti di default e un accurato aggiramento degli osservatori. Il tono, va detto, è molto educato. Il Vera Rubin è stato costruito anche per individuare gli asteroidi che incrociano la rotta della Terra. Sarebbe una beffa mancare l’unico che conta davvero per colpa di un abbagliamento pubblicitario.